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Scattano le prime reazioni alle sanzioni di Stati Uniti e Unione europea sulla Crimea

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Scattano le prime reazioni alle sanzioni di Stati Uniti e Unione europea sulla Crimea

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Qualcuno parla di ricatto politico, altri di patologico rifiuto di riconoscere la realtà. Suscitano le prime reazioni le sanzioni decise da Stati Uniti e Unione europea dopo il referendum in Crimea.

Provvedimenti che sembrano più che altro simbolici poiché colpiscono personalità che probabilmente beni in Europa o Stati Uniti non ne posseggono. “Io e la mia famiglia non abbiamo conti o immobili all’estero – dice la deputata russa Yelena Mizulina -, al di fuori della Federazione Russa. Sono cittadina russa, non ho altri passaporti per questo non capisco questo tipo di sanzioni ma ce la faremo. La storia metterà tutto a posto. Sono convinta che siamo sulla strada giusta”.

Dal vicepremier russo Dmitri Rogozin all’autoproclamato premier della Crimea, sono undici le personalità russe e quattro quelle ucraine a subire congelamento dei beni e negazione dei visti da parte degli Stati Uniti. La Casa Bianca parla delle peggiori sanzioni dalla Guerra Fredda e non esclude che anche il presidente russo Vladimir Putin possa finire nel mirino.

“Non escluderemo individui, non escluderemo azioni – spiega il portavoce Jay Carney -: . Ci saranno costi imposti alla Russia, costi aggiuntivi imposti alla Russia se la Russia non cambia direzione nel modo in cui sta gestendo la situazione in Ucraina”.

Niente oligarchi o personaggi politici di spicco nemmeno nella lista nera dell’Unione europea, che commina sanzioni a 21 personalità e che già nei prossimi giorni potrebbe stabilire altri provvedimenti.