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Ucraina: la parola agli oligarchi

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Ucraina: la parola agli oligarchi

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A Donetsk è tornata la calma, dopo le proteste dei manifestanti pro-russi che hanno raggiunto il parlamento locale.

Le forze dell’ordine hanno fatto rientrare la protesta, il leader dei manifestanti, Pavel Gubarev, è stato arrestato su ordine del nuovo governatore, l’oligarca Serhiy Taruta.

La sua nomina alla guida della regione industriale di Donbass ha acceso un animato dibattito. Sicuramente non rientrava nelle aspettative dei manifestanti della piazza di Maidan, ma sembra far parte di una precisa strategia del nuovo governo di Kiev.

Ologarchi come Taruta, il 16 uomo più ricco del Paese, si sono guadagnati il rispetto della gente locale. Negli ultimi anni, hanno investito in questa e altre regioni, incentivando lo sviluppo economico.
E hanno quindi tutto l’interesse a assicurare la stabilità politica e a tenere i concorrenti russi fuori.

La nostra Angelina Kariakina ha chiesto al governatore Serhiy Taruta se il Danbass possa essere la nuova Crimea.

Angelina Kariakina, euronews:
-Cosa a sta accadendo nella regione del Donbass ? Secondo lei, fino a che punto è reale questo sì in massa per l’adesione alla Russia?

Serhiy Taruta, governatore della regione del Donetsk:

“Si tratta della solita retorica, usata per destabilizzare, non mi stupisce che questo scenario sia stato creato ad hoc per la Crimea. Era lo scenario più ovvio in Crimea.
Ma non è qualcosa di cui il Donbass ha bisogno.
Si tratta di uno situazione creata a tavolino per la Crimea.
La gente qui vuole più autorità, un potere decentralizzato. Il Partito delle regioni e il presidente Yanukovich hanno ottenuto enorme sostegno proprio grazie a questa promessa.
Yanukovich ha promesso, senza mantenerle, tante altre cose.
La gente spera di costruire il futuro di questa regione con le proprie mani.
Cosa ovvia e giusta ma bisognerebbe agire in base alla legge. E la legge dice che si può indire un referendum solo a livello nazionale”.

-Crede possibile che la Russia possa intervenire nel sud est dell’Ucraina?

“Non credo, credo nel buon senso. Non ci troviamo in Crimea. Il 97, 98% della popolazione locale capisce che qualsiasi intervento potrebbe essere molto pericoloso e destabilizante per l’intera regione.
Potrebbe portare a un conflitto, che potrebbe rivelarsi più lungo del previsto.

Questa prospettiva è una sorta di attacco psicologico ideato al fine di provocare la gente di qui.

Non intravedo una vera minaccia, ma stando alle informazioni che ho, è meglio che proteggiamo la nostra regione”.

-Qual‘è l’umore delle forze locali, potrebbero affiancare a un certo punti i manifestanti?

“La polizia oggi è affetta da quella che chiamiamo sindrome post-Maydan.
I poliziotti temono che saranno condannati, dal momento che, essendo in servizio durante le manifestazioni di Maydan, hanno usato diversi metodi repressivi nei confronti dei manifestanti. Alcuni peraltro consentiti.

Siamo riusciti nel primo giorno di governo a cambiare i vertici della polizia e delle forze dell’ordine di Donetsk. Abbiamo subito avvertito la differenza.
La polizia è più efficace, anche se abbiamo ancora molto da fare e da cambiare. Speriamo che nelle prossime settimane la situazione cambi completamente.