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Crimea, regione contesa ed economicamente non autosufficiente

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Crimea, regione contesa ed economicamente non autosufficiente

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Cosa sappiamo a livello strutturale della Crimea, la penisola affacciata sul Mar Nero che da giorni tiene il mondo con il fiato sospeso?

Storicamente il suo clima temperato l’ha resa una destinazione turistica molto gettonata, ad esempio con località balneari come Yalta.

Ma ora al posto dei turisti ci sono i soldati e gli economisti non possono fare a meno di interrogarsi sulle conseguenze di un’eventuale separazione dall’Ucraina.

Un effetto, appunto, c‘è già stato: i tour operator parlano di un calo del 60% nelle prenotazioni.

Pessime notizie per una regione il cui prodotto interno lordo da 3 miliardi di euro deriva per il 60% dai servizi legati al turismo.

Il resto proviene dalla vasta superficie di territori agricoli (le principali coltivazioni includono grano, mais, e uva per il vino) e dall’industria petrolchimica e mineraria.

Un regione poco più piccola del Belgio, in termini di estensione e, soprattutto, finora fortemente dipendente dall’esterno.

Nonostante incida sul Pil totale ucraino solo per il 3%, il suo bilancio è coperto per il 63% dai sussidi di Kiev, circa 220 milioni di euro ogni anno.

Oltre l’80% del suo fabbisogno di elettricità viene fornito dall’Ucraina, così come il 65% delle forniture di gas necessarie alle utenze pubbliche e private.

Persino per quanto riguarda l’acqua, essenziale per il suo settore agricolo, Simferopoli dipende per la maggior parte dalle forniture in arrivo dall’entroterra.

Non sorprende, insomma, che lo scontro tra Ucraina e Russia si giochi anche sul piano economico: Mosca, che ha la sua flotta a Sevastopoli, dice di essere pronta a investire un miliardo di euro.

Ma gli analisti sono scettici sulla tenuta economica della Crimea, nonostante la minaccia dei vertici di nazionalizzare le aziende statali dopo la secessione.