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Turchia: la morte di un ragazzino potrebbe costare cara al "sultano" Erdogan

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Turchia: la morte di un ragazzino potrebbe costare cara al "sultano" Erdogan

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La Turchia si accende nel giorno dei funerali del ragazzino morto dopo 9 mesi di coma per le ferite riportate durante gli scontri a Gezi Park.

Ancora grane per il premier Recep tayip Erdogan che i manifestanti considerano il mandante morale di un omicidio.

Berkin Elvan, la vittima, era stata colpita da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo da un poliziotto il 16 giugno, nel quartiere di Okmeydani a Istanbul.

“Non siamo qui per cercare lo scontro di un giovane, ma ci impediscono di manifestare e questa non è democrazia” dice un giovane.

Da Istanbul ad Ankara, da Smirne a Diyarbakir questo ragazzino è diventato un eroe suo malgrado.

Non c’entrava nulla con le proteste. Era solo uscito per comprare del pane e non è più tornato a casa. Berkin è il settimo giovane morto a causa delle violenze della polizia durante le grandi proteste di Gezi Park, che avevano fatto anche 8mila feriti.

La morte di Berkin Elvan ha però indignato moltissime persone. Finora almeno 150 gli arresti in tutto il passato, ma le proteste continuano. L’obiettivo delle proteste resta il “sultano” come da queste parti l’opposizione chiama il premier Recep Tayip Erdogan.