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A passo di krump

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A passo di krump

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Generation Y è a Liegi, in Belgio, per imparare qualche passo di krump, una urban dance che sta scuotendo la città.

Per Pierre Anganda è stato un lungo cammino, cominciato tre anni fa, quando contribuì a creare BBF 2.0, il primo e unico gruppo krump di Liegi. Una sfida, visto che la novità lasciava molti perplessi.

“Nel krump – racconta Pierre – ci sono cose come l’hype (il modo di incoraggiare, gridare, dire: ‘let’s go, vai’) che fanno pensare alla gente, che siamo pazzi, perché non è abituata, non ha mai visto cose del genere. Ci sono vietnamiti, congolesi, belgi, messicani, c‘è di tutto. Il fatto che siamo tutti uniti è la forza che ci ha fatto resistere fino ad oggi. Abbiamo un segno, che si fa con le dita delle due mani e rappresenta l’unione.”

Ma esattamente cos‘è il krump? Per vederlo, andiamo alla Gare de Palais, la stazione ferroviaria dove il gruppo si esercita ogni giorno.

“Si hanno talmente tante sensazioni – continua Pierra -, quando faccio krump posso provare gioia o tristezza. Il krump è come la vita. Quando balli, senti delle cose. Certo, è una danza apparentemente aggressiva, ma può esprimere amore, gioia. Si vede nel modo di ballare.”

“E’ un ambiente soprattutto maschile – ammette Lauretta Parasmo – e io provengo da una famiglia africana, quindi può essere malvisto. In realtà, con il krump ti liberi dei problemi di tutta la giornata, delle situazioni complicate.”

Quest’anno il fenomeno acquisisce una nuova dimensione. BBF 2.0 è tra i gruppi belgi selezionati per partecipare a un festival di urban dance che si svolge a Bruxelles alla fine di marzo, nell’ambito del progetto “7Steps” sostenuto dalla Commissione europea.

“Siamo sette partner europei – spiega Julie Daliers, del progetto 7Steps – uniti dalla volontà di portare avanti la danza in ogni Paese. Il desiderio è proprio quello di creare legami in Europa, di fare in modo che i ballerini si spostino. L’idea è che possano andare a Londra, Amsterdam, Copenaghen o Helsinki.”

Il coreografo francese Grichka è stato invitato a prepararli perché diffondano la passione che hanno in comune.
“È come il primo messaggio dell’hip-hop” sottolinea. “Invece di entrare in una gang criminale, ti impegni nella danza. Che sia l’hip-hop o il krump, è sempre un mezzo per esprimersi e avviarsi su un cammino migliore.”

“La visibilità per me è veramente una vittoria” dichiara Pierre Anganda. “È mostrare che il krump può essere collocato dappertutto, è metterlo a un altro livello. Ok, è una danza di strada, underground, ma la si può rappresentare anche in teatro.”

Julie Daliers aggiunge: “Abbiamo voluto dare a dei giovani, che hanno una grande passione, l’opportunità di vivere un’esperienza che faccia evolvere la loro danza.”

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E per ulteriori informazioni sull’argomento trattato:
7 steps
Lez arts urbains