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Crimea: referendum preoccupa l'Onu, Kiev blocca database elettorali

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Crimea: referendum preoccupa l'Onu, Kiev blocca database elettorali

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Nonostante i giudizi di illegittimità espressi da Stati Uniti e Onu, le autorità della Crimea, forti del sostegno di Mosca, accelerrano sul referendum per l’adesione alla Russia del prossimo 16 marzo.

Il consiglio comunale di Sebastopoli, sulle orme del parlamento della Repubblica autonoma, ha votato per l’immediata annessione alla Russia.

“La Crimea e Sebastopoli sono pronte a ricevere gli osservatori. Non abbiamo nulla da nascondere. Sappiamo qual è lo stato d’animo tra i residenti – sostiene Dmitry Belik, commissario municipale di Sebastopoli – Se qualcuno vuole venire a vedere come votano i cittadini della Crimea e di Sebastopoli non c‘è problema. Nessuno può contestare la legittimità del referendum”.

Kiev ha bloccato l’accesso al database con le liste elettorali della Crimea, mentre, dall’altra parte, il parlamento russo si è impegnato a sostenere quella che definisce una decisone storica.

“Ovviamente voterò per l’adesione della Crimea alla Federazione Russa – dice un residente di Sebastopoli – Durante 22 anni di indipendenza, purtroppo, l’Ucraina non è stata la nostra patria, ma solo la nostra residenza”.

Ad invocare il boicottaggio del voto, non solo gli ucraini i filo-europeisti, ma anche i tatari di Crimea che rappresentano il 12% della popolazione. Il gruppo etnico musulmano ha creato delle milizie di autodifesa, temendo che il voto aprirà la strada alle violenze.

“Hanno deciso di tenere un referendum il 16 marzo. Ma prima ancora del voto, il parlamento ha già detto che la Crimea è russa – sostiene Delyaver Rheshetov, capo delle milizie – Il referendum, che poi è solo il sigillo da porre su una decisione già presa, chiede ‘Vuoi far parte della Russia?’ è disgustoso”.