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Barbarella, Venere e le tribù amazzoniche. In viaggio con la moda di Parigi

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Barbarella, Venere e le tribù amazzoniche. In viaggio con la moda di Parigi

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Si apre sotto il segno della stella spagnola della danza Blanca Li, la sfilata di Jean Paul Gaultier alla settimana della moda di Parigi.

Creste punk e linee rigide, sposate a trasparenze e tessuti argentati la grammatica adottata dallo stilista francese per la sua collezione prêt-à-porter autunno-inverno.

Linee ed abiti pensati da Gaultier per far viaggiare la fantasia molto lontano.

“E’ stato come fare una spedizione su Venere – dice lo stilista -. Mi sono lasciato ispirare dal film ‘Gravity’ e dal fatto che in molti sognano di andare su un altro pianeta. E’ da tutto questo che ha preso corpo la mia collezione. Un viaggio in un universo fantastico”.

Brit punk e viaggi in galassie lontane, per sottolineare il cui senso di straniamento Gaultier ha scelto una location d’eccezione: i sotterranei della storica sede del Partito Comunista francese, ridisegnati a Parigi dal tocco di Oscar Niemayer.

E’ poi un urban wear sofisticato e declinato in una scala di grigi con squarci di bianco, quello di cui Viktor e Rolf vestono i loro modelli.

Anche i colori si ritagliano poi il loro spazio in passerella, grazie al menage à trois fra lunghezze asimmetriche, jersey e knitwear che il duo olandese abbiglia di uno sfoggio di lane, velluti e cachemire.

I riflettori si accendono poi su Christophe Guillarmé: stilista di Antibes classe ’77, che per la sua prima volta alla Settimana di Parigi ha pescato a piene mani in suggestioni retrò dei sempreverdi anni ’60 e ’70. Make-up e capigliature, i tocchi con cui la sua nuova collezione prêt-à-porter incornicia i modelli, che Guillarmé ha ispirato a vere e proprie opere d’arte.

“Questa volta mi rifaccio in qualche modo all’optical art – ci dice -. Volevo dare spazio ad elementi più propriamente grafici, contrasti spiccati, colori forti… Anche se è vero che avevo voglia di giocare molto con i volumi e gli elementi grafici”.

Linee semplici e geometrie sottolineate da cuciture e accessori, gli elementi che Guillarmé declina poi anche in chiave policroma, arricchendole di elementi grafici.

“Ecco, questo è per esempio lo spirito un po’ più geometrico della mia collezione – ci dice, mostrandoci un abito -. Resta questo tocco un po’ retro, ma con suggestioni da ‘Barbarella’ che rimandano in qualche modo alla fine degli anni Settanta”.

E proprio nel solco della Barbarella che consacrò Jane Fonda a sex symbol, Guillarmé veste la sua donna da diva.
Dive che con i suoi colorati strascichi lo stilista continua peraltro a vestire, in un accavallamento fra moda e cinema, sogno e realtà, anche sulla passerella della Croisette.

Capigliature a dir poco creative, trucco tribale e cilindri da lord inglese, il biglietto da visita su cui Vivianne Westwood imprime poi l’inconfondibile marchio della sua eccentricità.

Inedito sodalizio che ispira la stilista britannica è quello fra il rigore ottocentesco del padre della haute-couture Charles Worth e la forza primordiale del colore, suggeritole dalla tribù Ashaninka, che popola le foreste a cavallo fra Brasile e Perù.

“E’ una commistione di suggestioni che provengono dal loro gusto per i gioielli e da lontane eco della foresta – spiega Vivianne Westwood -. Queste tribù si sono battute a lungo per difenderla ed è da questo che provengono i rimandi militari e i verdi scuri della collezione”.