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Ucraina, profondo rosso per la Borsa russa. La Banca centrale alza i tassi

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Ucraina, profondo rosso per la Borsa russa. La Banca centrale alza i tassi

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Lunedì nero per la Borsa di Mosca che, alla ripresa delle contrattazioni dopo l’annuncio di dispiegamento di truppe in Crimea, ha perso oltre il 10%.

La pioggia di vendite innescata dalle manovre di Vladimir Putin non ha risparmiato niente e nessuno: mercati azionari, titoli di Stato ma soprattutto il rublo, costringendo la Banca di Russia ad alzare il tasso di interesse al 7%.

“Ovviamente gli investitori non hanno mancato di notare gli ultimi sviluppi di politica estera, gli eventi internazionali susseguitisi nel weekend a mercati chiusi. Il che ha avuto grande impatto sul rublo”, spiega il portavoce della Borsa di Mosca Nikita Bekasov.

“In questo momento la valuta sta perdendo sia nei confronti del dollaro che dell’euro alla Borsa di Mosca. Ma la reazione tempestiva della banca centrale che ha alzato i tassi ha avuto effetti immediati”, conclude.

I listini russi, già sotto pressione per la crisi dei Paesi emergenti, osservano perdite in tutti i settori, dai bancari ai trasporti.

Gli analisti ostentano sicurezza. Parlano di “reazione istintiva” dei mercati e, per quanto riguarda il rublo ricordano le ingenti riserve di valuta straniera della banca centrale e l’automatismo con cui essa immette dollari nel sistema appena la valuta perde valore.

Intanto, però, migliaia di russi si sono precipitati agli uffici di cambio per avere dollari e lo spread tra vendita e acquisto di è decuplicato.

“Davvero, non la vedo bene – commenta una donna per le strade di Mosca – Non riesco a scorgere alcun lato positivo. Credo che le ragioni siano abbastanza chiare: la situazione politica, le condizioni in cui versa l’economia, la bassa crescita del Pil”.

In effetti, nel 2013 la Russia è cresciuta solo dell’1,3% e sono in tanti a chiedere un cambio di passo ad un’economia fino ad oggi trainata da petrolio e gas.

Per gli analisti, comunque, le sanzioni minacciate dall’Occidente sono improbabili. Troppa interdipendenza economica, dicono. Ma con l’invasione della Crimea Mosca rischia il ritiro, ben più massiccio, degli investitori.