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Crisi economica, separatismo e pressioni di Mosca. La polveriera ucraina

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Crisi economica, separatismo e pressioni di Mosca. La polveriera ucraina

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Economia disastrata, pressioni di Mosca e venti secessionisti che soffiano dalla Crimea. Appena ottenuto il via libera dalla Rada, il nuovo il nuovo governo ucraino si trova già a dover affrontare un percorso ad ostacoli. Al neo-premier Yatseniuk che annuncia una stagione di sacrifici, la piazza replica scettica, promettendo che marcherà stretta la politica di Kiev e giocherà il ruolo di guardiano della democrazia.

Invocata dalla maggioranza etnica russa della Crimea, Mosca le assicura intanto che non resterà sola. Promesse che coincidono però con l’assalto del parlamento di Simferopoli da parte di manifestanti filo-russi e da esercitazioni militari che inducono la stessa Nato a intervenire, con un invito alla calma.

Di tutto questo parliamo con Piotr Smolar, giornalista del quotidiano francese Le Monde, che si occupa dei paesi dell’area post-sovietica.

Anne Devineaux, euronews:
“Dopo tre mesi di conflitto che si sono conclusi con la fine del potere del presidente filorusso Victor Ianukovitch, l’Ucraina si appresta a costruire il suo futuro politico. Dopo quanto accaduto a Kiev, quale è la reazione di Mosca?”.

Piotr Smolar, giornalista “Le Monde”:
“Si tratta di una reazione in due tempi, quella più immediata è stata la più prevedibile. Il Cremlino ha ordinato, ad esempio, di preparare le truppe nel caso in cui il conflitto peggiori.
Ci sono state anche delle dichiarazioni forti, questa settimana, del primo ministro Dmitri Medvedev, che ha definito illegittime le nuove autorità di Kiev. Ma Vladimir Putin tace.
Possiamo dire che quanto accaduto non gli piace, ma che per ora non si esprime, attende di vedere quali sono gli sviluppi”.

euronews:
“L’Ucraina è confrontata anche ad una difficile situazione economica. E’ nelle condizioni di costruirsi un futuro voltando le spalle al potente vicino russo?”.

Piotr Smolar:
“Per utilizzare la sua espressione, non è voltando le spalle al vicino che quello scompare. E la Russia sarà sempre lì, al confine con l’Ucraina, i legami economici con la Russia sono essenziali all’Ucraina, in particolare per le regioni industriali dell’est e per alcuni oligarchi che sono tra le personalità più influenti del Paese.
Un altro aspetto che bisogna tenere d’occhio è quello che accade sul mercato, e questi ultimi giorni sono un indicatore le variazioni delle due monete, il rublo e la “Grivna”. In particolare la moneta ucraina ha perso il 18% del suo valore dall’inizio di gennaio. Questo significa che le nuove autorità ucraine venute dall’opposizione, devono raccogliere una sfida davvero considerevole. Da una parte soddisfare Maidan, in termini di rinnovamento delle élites e del personale politico e dall’altra salvare una economia completamente alla deriva”.

euronews:
“Alcuni parlano della crescita di una retorica antirussa per le strade di Kiev, è esatto?”

Piotr Smolar:
“Non ne ho avuta affatto l’impressione, ma attenzione, non bisogna assecondare la tendenza a fare della società ucraina una caricatura, presentandola in maniera bidimensionale, schiacciata nel confronto tra, l’ovest europeista e nazionalista, e l’est filorusso. Le cose sono molto più complicate di così. E per quanto riguarda i sentimenti antirussi, c‘è una sensibilità nel popolo di Maidan che lo rende molto resistente a tutti i tentativi di ingerenza, questo è evidente.
C‘è anche la questione dei cecchini che hanno sparato sui manifestanti e che hanno causato decine di morti. Il sangue ha macchiato la piazza che si trova proprio alle mie spalle e sono in tanti, tra responsabili politici e comuni cittadini, ad essere convinti, che ci sia la mano di Mosca dietro a quei tiratori misteriosi, di cui si è riusciti a sapere davvero poco”.

euronews:
“Il presidente ad interim ucraino ha parlato di ‘pericolosi segnali di separatismo’, soprattutto in Crimea. Lo scenario di un separatismo filorusso, è realistico secondo lei?”.

Piotr Smolar:
“È un vecchio serpente di mare il separatismo, soprattutto in Crimea che è una regione, annessa all’Ucraina di recente, nel 1954 da Kruscev. Effettivamente oggi ci sono delle tensioni considerevoli in questa regione, ma non bisogna nemmeno esagerare nel dipingere uno scenario eccessivamente catastrofico. Non è certo, che questa fuga in avanti dell’Ucraina e il concretizzarsi della minaccia separatista coincidano con gli interessi della Russia, di fatto la situazione è più complessa”.