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Sochi: da Bjorndalen a Svindal, eroi e delusioni dei Giochi

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Sochi: da Bjorndalen a Svindal, eroi e delusioni dei Giochi

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Quella di Sochi è stata l’edizione dei Giochi invernali più vincente di sempre per la Russia, che ha battuto anche il record di medaglie stabilito dall’Unione Sovietica a Calgary nel 1988. I padroni di casa hanno chiuso con 33 medaglie, tra cui 13 ori, precedendo sul podio Norvegia e Cananda.

Non sono mancati i grandi protagonisti. Doveroso partire da Ole Einar Bjorndalen, arrivato a Sochi da outsider ed è ripartito con il titolo di atleta più medagliato nella storia dei Giochi invernali.

Grazie ai due ori conquistati il campione norvegese del biathlon ha portatato a 13 medaglie il suo bottino olimpico, scavalcando il leggendario Bjørn Dæhlie in questa speciale classifica.

Tra le donne Darya Domracheva, al contrario di Bjorndalen, si presentava come grande favorita. L’atleta bielorussa ha rispettato i pronostici vincendo l’oro nella 10 chilometri a inseguimento, nella 15 chilometri individuale e nella partenza in linea. La mancanza di compagne alla sua altezza le ha impedito di competere per l’oro nella staffetta.

Marit Bjoergen è il simbolo del dominio norvegese nello sci di fondo femminile. A Sochi sono arrivate tre medaglie d’oro, nello skiathlon, nella 30 chilometri e nello sprint a squadre, che si aggiungono alle 7 già vinte nelle tre edizioni precedenti dei Giochi. L’unica nota stonata è stata il quinto posto nella staffetta.

A livello di squadre la migliore nazione delle Olimpiadi è stata senza dubbio l’Olanda del pattinaggio di velocità. A Sochi i velocisti olandesi hanno vinto 23 medaglie, esercitando un dominio assoluto nella disciplina. Se si esclude il pattinaggio di velocità, l’Olanda ha vinto solo un’altra medaglia, nello short track.

L’elenco degli atleti più deludenti si apre con lo sciatore Askel Lund Svindal, arrivato a Sochi con ambizioni di vittoria in discesa, super-g, supercombinata e slalom gigante. E invece il norvegese ha chiuso le sue Olimpiadi senza medaglie.

Giochi deludenti anche per un altro norvegese, il fondista Petter Northug. Come Svindal, il due volte campione olimpico è ripartito da Sochi a mani vuote.

Shaun White, considerato il Bolt dello snowvboard, puntava all’oro nell’halfpipe, disciplina in cui tutti lo davano per sicuro vincente. Un grave errore ha però compromesso la gara dello statunitense, che si è ritrovato addirittura fuori dal podio.