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Condanne e fermi fra gli anti-Putin. La Russia del dopo-Sochi

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Condanne e fermi fra gli anti-Putin. La Russia del dopo-Sochi

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In aula la condanna dei manifestanti che avevano contestato Putin nel maggio del 2012. Fuori il fermo di oltre cento persone, fra cui Navalny e due Pussy Riot.

Appena chiuso a Sochi sui Giochi Invernali, il sipario si riapre in Russia sulla gestione della dissidenza da parte delle autorità.

Mentre l’accusa richiedeva per loro fra i 5 e i 6 anni, sette dei condannati hanno tuttavia ottenuto pene fra i due e mezzo e i quattro e uno ha beneficiato della condizionale.

Comunque troppo per la folla di manifestanti che, insieme a volti noti come quelli delle Pussy Riot, ha salutato il verdetto anche con cori in favore di Maidan.

“La speranza è che per tutti noi cittadini sia una fonte d’ispirazione – ha detto Nadejda Tolokonnikova -. Che ci faccia capire che far cadere gli zar è possibile. Spero quindi in un impatto positivo sulla nostra società civile. Una prospettiva che ovviamente terrorizza Putin”.

Tra i fermati il blogger Navalny, in piazza accompagnato anche dalla decana dei diritti umani Lyudmila Alexeyeva.

“Rispetto a quanto accade in altri paesi – si chiede Alexeyeva -, possiamo davvero chiamare ‘disordini su ampia scala’ quanto accaduto il 6 maggio 2012? La versione che sostengono è anche peggio di una menzogna. E’ prova di vera stupidità. Anche perché se cominciamo a equiparare simili contestazioni a disordini su ampia scala, allora sì che questi disordini potrebbero cominciare a verificarsi”.

Considerate emblematiche dagli oppositori di Putin – che hanno già convocato nuove manifestazioni -, le condanne si riferiscono ai disordini scoppiati alla vigilia della sua terza investitura alla Presidenza.