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La parabola di Yanukovitch

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La parabola di Yanukovitch

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È rifiutando l’Accordo di Associazione proposto all’Ucraina dall’Unione europea che Viktor Yanukovich firma la fine della sua lunga e tortuosa carriera politica.

Il presidente ucraino guarda alla Russia, anche se a Vilnius mantiene aperta la porta all’Europa, che lui stesso, nel suo programma, aveva definito un obiettivo strategico per l’Ucraina.

È a Mosca che Yanukovich sigla un accordo. Il presidente Putin gli offre una riduzione del prezzo del gas e un aiuto economico per dare sollievo a un’economia sull’orlo del baratro.

Una scelta di campo che riporta Yanukovich al suo passato di uomo politico della nomenclatura, legato alla Russia.

Nel 2004, l’ex governatore della regione orientale russofona di Donetsk, all’epoca primo ministro di Leonid Kuchma, si lancia alla conquista della presidenza dell’Ucraina col sostegno del Partito delle Regioni. Il suo avversario è il liberale filo-europeo Viktor Yushenko.

Il tentativo si conclude con un fiasco per Yanukovich, perché il secondo turno delle elezioni è annullato in seguito alle accuse di frode ed è il suo rivale a spuntarla.

Ma alle elezioni del 2010 Yanukovich si prende la rivincita contro la leader della rivoluzione arancione, Yulia Tymoshenko, e vince le presidenziali con un programma ambiguo, che proclama la neutralità dell’Ucraina in tema di sicurezza, ma fissa l’obiettivo dell’integrazione nell’Unione europea.

Yanukovitch non arriverà alla fine del mandato. Il voltafaccia nei confronti dell’Europa provoca una reazione violenta che il presidente non si aspettava.

Per tre mesi va avanti un braccio di ferro con gli oppositori asserragliati a Maidan.
Yanukovich tenta di guadagnare tempo, oscillando tra la ricerca di un compromesso e l’uso della forza.

Fatto decadere dalle sue funzioni dal parlamento e abbandonato dai suoi, fa perdere le sue tracce il 21 febbraio 2014 dicendosi vittima di un colpo di Stato.