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Ucraina: Tymoshenko libera, Yanukovitch: "E' golpe, non lascio"

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Ucraina: Tymoshenko libera, Yanukovitch: "E' golpe, non lascio"

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Sono le prime parole di Iulia Tymoshenko, appena liberata, postate sul sito internet del suo partito. L’ex premier ha lasciato l’ospedale penitenziario di Kharkiv in carrozzina, diretta a piazza Maidan. La leader della Rivoluzione Arancione del 2004, è stata scarcerata, dopo che il Parlamento ha votato «in base a una decisione della Corte europea per i diritti dell’Uomo», senza quindi dover aspettare la firma del presidente Yanukovich. La Tymoshenko fu condannata nel 2011 per abuso d’ufficio relativo a un contratto sulla fornitura del gas dalla Russia. Un processo da sempre considerato costruito a tavolino per farla fuori politicamente e definito da Bruxelles un caso di “giustizia selettiva”. Ieri l’aula aveva votato per la depenalizzazione del reato che l’aveva portata in carcere.

Il presidente Viktor Ianukovich è stato accusato dal parlamento di aver violato i diritti dell’uomo e di conseguenza è stato fatto decadere dall’incarico di capo di Stato. L’impeachment è stato approvato con 328 voti a favore e le elezioni anticipate sono indette per il 25 maggio.

Per Yanukovitch comincia la battaglia legale contro la decisione del Parlamento. In una dichiarazione rilasciata ad una tv locale, probabilmente dalla roccaforte del Partito delle Regioni nella città di Kharkiv, il presidente ucraino ha dichiarato:
“Non farò alcun accordo con i banditi che terrorizzano il Paese, non mi sento intimidito non ho paura, non ho intenzione di piegarmi alle pressioni. Sono sempre il presidente che è stato eletto, continuerò a fare tutto ciò che è in mio potere per impedire la divisione del Paese, la sua frammentazione”.

Quanto sta accadendo a Kiev non lascia indifferente Mosca. Per il capo della diplomazia russa, Sergey Lavrov “è minacciata la sovranità dell’Ucraina”, al telefono con gli omologhi tedesco, francese e polacco, ha ribadito la necessità di rispettare gli accordi presi: Ianukovich doveva rimanere al suo posto, con poteri ridotti.