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Ucraina: la giornata più sanguinosa

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Ucraina: la giornata più sanguinosa

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Una tregua annunciata dal Presidente e dall’opposizione ha retto appena poche ore, il tempo di una notte, e nemmeno si sa per mano di chi sia arrivata la prima violazione. La polizia, secondo il Ministero dell’Interno, è arretrata di circa duecento metri, lasciando che i manifestanti riprendessero il controllo della piazza. Gli agenti sono stati autorizzati a sparare, ma solo per difendersi, secondo il governo.

Ma sui palazzi intorno si sono attivati dei cecchini: gente della guardia presidenziale, secondo l’opposizione. Decine di attivisti sono caduti sotto i loro colpi, in tarda mattinata. Pallottole alla gola, alla testa e al petto, mai alle gambe, rilevavano fonti mediche sulla piazza della protesta: opera di professionisti, dicevano, spari per uccidere, non per liberare la piazza.

Anche la polizia però denuncia di essere stata attaccata da cecchini: almeno tre agenti sono morti, una cinquantina i feriti. Sono sessantasette invece i poliziotti catturati dagli attivisti di Piazza Indipendenza.

E mentre a Maidan si piangono i morti, alcuni dei quali sono stati allineati dietro la barricata, avvolti dall’odore acre della gomma bruciata, i media internazionali dedicano un’attenzione particolare a un’infermiera-militante, colpita al collo: un’attenzione dovuta alla parola inviata su un social network: “muoio”, ha scritto prima di accasciarsi. In piazza le fonti si contraddicono: chi dice che sia morta, chi afferma che è stata operata, è in gravi condizioni ma viva.

La giornata si conclude con i timori di un nuovo assalto della polizia, e con la notizia dello “stop” imposto dal Parlamento. Ma la fiducia, soprattutto dopo una giornata così sanguinosa, è ai minimi.