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Ucraina: torna la violenza

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Ucraina: torna la violenza

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Le violenze erano iniziate in mattinata. A far scattare la rabbia dei manifestanti antigovernativi, il rifiuto della maggioranza parlamentare di riformare la Costituzione del 2010, togliendo parte dei poteri al presidente Viktor Yanukovich. A chiedere le modifiche erano stati i tre partiti d’opposizione.

In migliaia decidono di sfilare per le strade della capitale Kiev in direzione del Parlamento. Ma la polizia, in tenuta antisommossa, interviene immediatamente con manganelli, lacrimogeni, granate assordanti e spara proiettili di gomma. I manifestanti rispondono picchiando con bastoni e lanciando pietre e molotov.

Scontri si registrano in almeno tre punti del centro città: a duecento metri dall’ingresso principale del parlamento, al parco Marinski e in via Grushevski, teatro dei combattimenti di fine gennaio in cui morirono almeno 5 persone.

Oltre alla Rada, i manifestanti assaltano la sede della formazione politica del presidente Yanukovich, il partito delle Regioni, e la Casa degli Ufficiali dell’esercito. I due edifici vengono poi ripresi dalle autorità ucraine grazie all’irruzione portata a termine dalla polizia.

‘Profonda preoccupazione per la nuova grave escalation di violenza e per le vittime’ di Kiev è stata espressa dalla rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton. Il capo della diplomazia europea ha chiesto l’attuazione di riforme costituzionali e nuove elezioni presidenziali.
Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier non ha escluso sanzioni europee contro Kiev se Yanukovich non fermerà la repressione.

Mosca, che in settimana verserà altri due miliardi di dollari al governo di Kiev (dopo i tre elargiti a fine dicembre), punta il dito contro l’Europa sostenendo che l’escalation di violenza in Ucraina è il risultato diretto della politica occidentale.