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La Bosnia si solleva, ma non chiamatela primavera. Si tratta piuttosto di autunno

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La Bosnia si solleva, ma non chiamatela primavera. Si tratta piuttosto di autunno

La Bosnia si solleva, ma non chiamatela primavera. Si tratta piuttosto di autunno
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La protesta è stata violenta a Serajevo, ma tutto comincia mercoledì, a Tuzla, centro urbano di antica vocazione industriale, oggi in fase di declino. Migliaia di persone in strada. Molte coordinate. Moltissime no. Perché la crisi in Bosnia morde davvero. 25% di disoccupazione che sale a punte del 60% fra i giovani e una elefantiaca quanto inutile macchina burocratica partorita dagli accordi post Jugoslavia di Dayton che esaspera la popolazione.

“Nessuno si azzarda a fare predizioni adesso. Non sappiamo cosa accadrà”, dice un analista. “Si tratta della rivolta più grande dalla fine della guerra e adesso dipende da come i politici si metteranno d’accordo con la comunità internazionale”.

Il paese è in piena recessione e ad ottobre si vota. Se la protesta è stata orchestrata per mettere i difficoltà i partiti tradizionali questa potrebbe essere una scommessa pericolosa e a perdere potrebbe essere la Bosnia tutta.