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Ucraina, mandato d'arresto per l'attivista torturato

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Ucraina, mandato d'arresto per l'attivista torturato

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Dopo le torture, l’arresto. Date le condizioni in cui si trova, ai domiciliari. È l’unica concessione a Dmytro Bulatov, l’attivista ucraino ricomparso dopo 8 giorni, sul quale pende un ordine di cattura.

A dispetto dei segni che porta addosso, la polizia non crede alla sua versione e lo accusa di aver organizzato disordini di massa. A detta del ministero dell’Interno era ricercato dal 24 gennaio.

“Nonostante – racconta Bulatov dal suo letto d’ospedale – non ci sia una singola parte del corpo che non mi faccia male, che la mia faccia sia stata tagliata e abbiano minacciato di infilarmi qualcosa in un occhio, mi abbiano tagliato un pezzo d’orecchio, mi abbiano crocifisso, inchiodato a una porta, picchiato selvaggiamente, mentre avevo un sacco sulla testa. Nonostante tutte queste e altre torture, voglio dire che non possono intimidirci e nulla ci fermerà”.

L’ospedale dove viene curato è presidiato da altri sostenitori delle opposizioni, che hanno impedito la consegna del mandato di arresto. E chiedono che si faccia giustizia, fuori dall’Ucraina.

L’ex parlamentare indipendente Taras Chornovil ritiene che si tratti di “uno dei casi che potrebbero finire davanti al tribunale dell’Aia. Ciò che hanno fatto a Bulatov, come ciò che hanno fatto a Cossack sono crimini da sottoporre alla Corte internazionale di giustizia. Ce n‘è abbastanza per un processo”.

L’altra vicenda citata è quella dell’attivista spogliato da poliziotti in mezzo alla neve. In quel caso i responsabili sono inchiodati da un video che ha ripreso la scena.