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Ucraina. Le concessioni alla prova dei fatti: oggi Parlamento rivota leggi 16 gennaio

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Ucraina. Le concessioni alla prova dei fatti: oggi Parlamento rivota leggi 16 gennaio

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Oggi è il giorno in cui in Ucraina molto, se non tutto, potrebbe cambiare. In un senso oppure nell’altro. Il Presidente Viktor Yanukovich e i ledaer dell’opposizione che protesta e lotta in piazza da due mesi si sono lasciati ieri con un accordo: che il Parlamento voti di nuovo le leggi considerate repressive approvate il 16 gennaio scorso. Ma su cosa questa mattina l’assemblea deciderà nel dettaglio non ci sono assicurazioni.

“Non voglio che il Presidente viva nel clima d’accondiscendenza creato dalle persone che gli stanno attorno che dicono che tutto è perfetto e raccontano che molto di quanto accade oggi nella società è scatenato da gruppuscoli di estremisti. La verità è che l’Ucraina sconta il risultato di una gestione politica mediocre” ha deto Vitaly Klitschko, leader dell’opposizione.

Altro risultato, o meglio buco nell’acqua, delle discussioni governo-opposizione: Arseni Yatseniuk, l’altro leader d’opposizione, ha declinato la proposta di guidare il governo. Intanto il Ministero dell’Interno ha dato ordine di moltiplicare il numero delle teste di cuoio presenti a Kiev portando i famigerati “Berkut” da 4.000 a 30.000.

“Le persone vogliono la pace, non vogliono combattere” dice un manifestante. “Ma hanno allo stesso tempo una posizione chiara. Vogliono che le leggi siano al servizio della gente, non della classe politica che le vota. Le persone non vogliono essere schiave, queste sono persone libere, ormai invincibili. Nè la politica nè la repressione da parte delle autorità ci fermeranno”.

Il rischio che la crisi degeneri ulteriormente è talmente alto che la responsabile della diplomazia europea Catherine Ashton ha anticipato di 48 ore la sua visita a Kiev, dove sarà già oggi. E il Vicepresidente americano Joe Biden ha chiesto a Yanukovich di ritirare le forze speciali e trattare con l’opposizione.