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Second Sight: dal buio all'ombra.

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Second Sight: dal buio all'ombra.

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Affetta da cecità questa paziente inglese distingue per la prima volta la sua ombra sul suolo grazie a questi occhiali di nuova generazione creati dalla start up Second Sight, di stanza al politecnico elvetico di Losanna. I non vedenti che soffrono di degenerazioni retiniche possono di nuovo distinguere le forme, il bianco e il nero. Un ritorno nel mondo delle immagini difficile da pensare per la maggior parte dei ciechi.

PAZIENTE CHE ADOPERA IL SISTEMA SECOND SIGHT:
“ Avevo l’ impressione dei volumi, si, è questo che si vede. Si ha veramente l’impressione che ci sia qualcosa, ed è cosi’ realmente che si percepiscono queste cose, le si avvertono in parte”.

La tecnologia che prevede un impianto fisso sulla retina è stata sviluppata da Grégoire Cosendai.

GREGOIRE COSENDAI, DIRETTORE DI SECOND SIGHT:
“Il sistema funziona nel seguente modo: il paziente indossa occhiali dotati di una telecamera che filma quello che appare davanti. In seguito questa informazione è trattata da un minicomputer che la rimanda all’impianto e che effettua una stimolazione della retina che consente al paziente di recuperare una visione elementare”.

Questa protesi viene impiantata nell’occhio del non vedente. Alla clinica oftalmologica di Losanna il professor Wolfensberger, ha sviluppato questa metodica con la startup di Losanna.

THOMAS WOLFENSBERGER, OFTALMOLOGO:
“Qui vediamo alla metà dell’operazione l’apertura della parete dell’occhio per poter mettere al suo interno l’impianto che in seguito viene introdotto attraverso questa apertura nell’occhio. L’operazione adottata per collocare l’impianto è del tutto banale da noi. La sola differenza sta in qualche manipolazione supplementare per piazzare il chip nell’occhio. In questo senso la tecnologia ha fatto molti passi avanti, la chirurgia non basterebbe a trattare questi pazienti”.

Nelle settimane che seguono l’operazione l’equipe di Second Sight accompagna il paziente alla scoperta del sistema e del nuovo ambiente. Fatima Anaflous era dietro la telecamera quando questa paziente ha scoperto la sua ombra.

FATIMA ANAFLOUS, ORTOTTISTA:
“ Ci si adatta ai bisogno di ogni paziente e si procede…sembra semplice ed è una cosa anche simpatica, si passeggia col paziente e d’un colpo si possono scoprire delle informazion ma non hanno la possibilità di sapere di che cosa si tratta.
Rispiegando loro quello che c‘è nell’ambiente vengono a poco a poco integrati”.

Dal 2006, 80 pazienti in tutto il mondo sono stati dotati di questo sistema e non è che l’inizio. Fino ad oggi il costo del dispositivo era di circa 90.000 euro quindi un grande limite per tanti non vedenti. Ma la tecnica è andata avanti. Dopo la Toscana in Italia e la Germania anche la mutua americana ha cominciato a rimborsare l’impianto cosi’ è stato dato inizio alla sua diffusione commerciale del sistema.

La speranza delle persone colpite da una degenerazione retinica rinasce un po’ ovunque nel mondo senza pensare che l’efficienza del sistema non potrà che progredire.