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"In Ucraina si torni al dialogo"

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"In Ucraina si torni al dialogo"

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La bandiera europea portata da migliaia di ucraini.

E’ il 24 novembre del 2013, e a Kiev si crede ancora possibile la firma dell’accordo di associazione con l’Unione europea.
Pacificamente i manifestanti cercano di far ritornare sui propri passi il presidente per evitare l’abbraccio ,ritenuto mortale di Mosca, che con il suo accordo doganale, offre 11 miliardi di euro.

“Non si tratta più di scegliere una politica o un partito politico, si tratta di esprimere i valori che abbiamo scelto. Non ci sono solo bandiere politiche, ci sono anche bandiere ucraine e europee”.

In poco più di due mesi, il braccio di ferro tra manifestanti e potere degenera in violenza.
La protesta si estende a altre città fino a raggiungere le regioni a est, quelle filo-russe, che tradizionalmente sostengono il presidente Yanukovich.

La guerriglia urbana sostituisce le manifestazioni pacifiche.

Si contano già due morti. Immagini come queste invece hanno fatto il giro del mondo scioccando l’opione pubblica.

Deriva che non piace a Bruxelles, il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, in visita in Polonia la settimana scorsa, ha reitirato l’offerta di accordo, condannando la violenza a Kiev.

Herman van Rompuy:

“Alla luce dei tragici fatti di Kiev, deploro fortemente e condanno quest’uso ingiustificato della violenza delle autorità ucraine contro i manifestanti”.

Le autorità europee chiedono a Kiev di mantenere l’impegno di continuare a negoziare con l’opposizione.

E chiedono ai leader della minoranza di dissociarsi in modo chiaro da chi ricorre alla violenza.

Con noi , in collegamento da Parigi, Jean-Paul Véziant, ambasciatore di Francia in Ucraina dal 2005 à 2008.

-L’Ucraiana attraversa senza dubbio la crisi più grave dalla sua indipendenza. Kiev è teatro di scontri violenti tra manifestanti e forze dell’ordine . Cosa pensa guardando le immagini che arrivano da Kiev?

“Mi domando come, dallo scorso 21 novembre, si sia arrivato a tanto.
Alcuni parlano addirittura di guerra civile. Se una parte della popolazione manifesta, una parte resta silenziosa. Questa Ucraina silenziosa , non approva quello che accade nella piazza Maidan.
Ma non si può dire per questo che ci sia una guerra civile in corso.

In tutta Europa nel corso del 2013 ci sono stati casi di violenze da parte delle forze dell’ordine, rapimenti, brutalità, manifestanti umiliati, giornalisti picchiati.
Sinceramente non capisco. È difficile da credere e soprattutto pensavamo che questo appartenesse ormai al passato.
Ricordiamo il dicembre 2004, c’erano state forte tensioni ma non c’erano stati morti, c‘è stata una volontà di dialogo, manifestanti determinati a dialogare pacificamente che sono riusciti a imporsi. È possibile ripristinare lo spirito del 2004, della rivoluzione arancione? Possiamo tornare indietro? Non lo so”.

-Quando lei era ambasciatore in Ucraina, ha partecipato all’avvicinamento culturale e economico dei due Paesi.
Pensa che ci possa essere un ulteriore sviluppo?

“Certo che sì, alcuni potrebbero pensare che quanto è stato fatto negli anni passati sia andato perso. Non è così. Si tratta di un investimento, il risultato è una comprensione reciproca, mutuo rispetto, che non vengono cancellati dall’oggi al domani. Penso che gli ucraini siano molto attaccati allo sviluppo si questi rapporti.
Sanno che gli europei non propongono un nuovo spazio strategico, non si tratta dell’adesione alla Nato, ma si tratta di cooperazione, incoraggiamento e sviluppo all’industria.
Credo che ci siano benefici reciproci per l’Europa e l’Ucraina. E penso che quanto è stato seminato possa dare buoni frutti”.

-Cosa potrebbe fare l’Europa per riportare la stabilità in Ucraina?

“L’Unione europea ritiene che spetti agli ucraini scegliere liberamente, democraticamente, senza pressioni esterne e nella continuità di una via già iniziata.
A questo proposito ricordo che le proposte di accordo di associazione fatte da Bruxelles sono sempre valide.
Cosa potrebbe fare l’Europa?
L’ho detto, l’Europa non imporrà niente e spera che siano gli ucraini a scegliere. Ma bisogna dappriama ristabilire la fiducia. Che oggi non c‘è più.
Forse c‘è bisogno che intervenga un terzo, come garante, in grado di ristabilire la fiducia tra le diverse forze politiche in Ucraina.
La diplomazia ha i suoi mezzi, può avanzare delle proposte, può fare meglio di quanto non possano gli interventi repressivi delle forze dell’ordine, ma bisogna che ci sia la volontà politica e bisogna fare in fretta, in modo che la situazione non sfugga al controllo degli uni e degli altri.
È il mio augurio per l’Ucraina”.