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Davos, la ripresa economica tra ottimismo e prudenza

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Davos, la ripresa economica tra ottimismo e prudenza

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Ripresa sì, ma meglio non mettere le mani avanti. È uno strano clima quello che si respira nella fredda Davos: al calore della fiducia emanato dalle teste di serie dell’economia mondiale nei corridoi del WEF si contrappone un tiepido ottimismo sui palchi delle conferenze.

I segnali di miglioramento ci sono, ma tutti sanno che il rilancio avrà inevitabilmente vincitori e vinti: “Negli ultimi mesi abbiamo osservato un flusso di dati statistici che stanno diventando sempre più solidi”, ha detto il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi.

“Stiamo osservando l’inizio dei una ripresa che però è ancora debole, che è ancora fragile e procede a velocità diverse. È una ripresa fondamentalmente sostenuta dalle esportazioni, anche se ora stiamo osservando un graduale allargamento anche ai consumi. Ma è comunque una ripresa”, ha aggiunto.

Tante le aziende che prevedono un miglioramento dell’economia globale. Ma il forum di Davos è sembrato focalizzarsi più sulla qualità della ripresa: un segno più non serve a nulla se la percentuale di disoccupati rimane alta.

“Nonostante l’ottimismo generale tra i ricchi e potenti riunitisi qui a Davos – commenta l’inviata di Euronews Sarah Chappell – parecchi segnali indicano che le ricadute della crisi economica sono lontane dalla parola fine”.