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Dopo i morti di mercoledì a Kiev si teme la risposta violenta della polizia

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Dopo i morti di mercoledì a Kiev si teme la risposta violenta della polizia

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Sono illuminate a giorno le strade del centro di Kiev. Nella capitale ucraina bruciano i fuochi appiccati nella notte. Centinaia di pneumatici incendiati per impedire le cariche della polizia, rendono l’aria irrespirabile e pregna di diossina.

Dopo quella che è stata la giornata più violenta il bollettino parla di decine di feriti, ma soprattutto dei primi morti. Almeno due certi, ma l’opposizione parla di 5 cadaveri. Notizia che al momento non è possibile accertare.

Lo scaricabarile delle responsabilità per incendi dolosi contro palazzi e luoghi pubblici continua fra autorità e manifestanti. Gli ambulatori di fortuna gestiti dai volontari sono pieni. La gente non si fida delle strutture ufficiali dove i manifestanti vengono identificati ed alcuni scompaiono.

Un fotografo che si trovava in mezzo alla folla è stato colpito da una granata assordante. Strumenti che magari non uccidono, ma che possono causare danni fisici permanenti.

Se le autorità speravano che le proteste si placassero hanno dovuto ricredersi. La gente in strada fa barricate con tutto quello che riesce a trovare.

“Una carica ce l’aspettiamo. Per questo tiriamo su barricate. Se queste saranno in grado di salvare anche solo una vita ne sarà valsa la pena”, dice un uomo.

Comincia intanto a prendere forma il
parlamento-ombra annunciato dall’opposizione la Rada popolare, come verrà chiamato dovrà però avere il consenso degli elettori.

Continuano gli scontri seppur sporadici nelle strade della capitale, racconta la nostra corrispondente. “L’opposizione ucraina spera di risolvere lo scontro in modo pacifico e di continuare i negoziati con le autorità almeno con la revoca delle leggi antiproteste e le dimissioni del governo, ma il sogno è quello di tornare alle urne”.