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"Ginevra 2": posizioni distanti sul futuro della Siria

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"Ginevra 2": posizioni distanti sul futuro della Siria

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È un compito molto difficile quello che si prefiggono le 45 delegazioni partecipanti alla conferenza di pace sulla Siria. L’incontro di “Ginevra 2”, che si è aperto a Montreux, in Svizzera, comincia in salita e senza un accordo in vista. Solo una parte dell’opposizione è presente e la delegazione iraniana è stata esclusa.

“Il compito di tutti noi” ricorda il ministro degli esteri russo Lavrov “è ottenere la fine del tragico conflitto in Siria, fonte di innumerevoli sofferenze per il popolo e della distruzione di quest’antica terra. Non possiamo lasciare che questa ondata di sconvolgimenti si abbatta sui Paesi vicini.”

Tutti d’accordo sull’obiettivo, ma non su come arrivarci, visto che non c‘è intesa sul fatto che Assad debba andarsene.

“Vediamo una sola opzione” afferma il capo della diplomazia statunitense John Kerry, “la formazione negoziata e concordata di un governo di transizione. Ciò significa che Bashar al-Assad non ne farà parte.”

“Vi chiedo” ha aggiunto il leader dell’opposizione siriana Ahmad Jarba “di trasferire i poteri di Assad a un governo di transizione che ponga la prima pietra per la costruzione della nuova Siria.”

Ma Damasco non sembra riconoscere legittimità all’opposizione, come è apparso dall’intervento-fiume del ministro degli esteri Walid Moallem: “Coloro che vogliono parlare a nome del popolo siriano non devono essere traditori né collaborare con il nemico.”

Eppure il regime e gli insorti dovranno parlarsi. Negoziati tra le parti, mediati dall’inviato dell’Onu Lakhdar Brahimi, cominceranno venerdì a Ginevra.