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Repubblica Centrafricana, milioni d'aiuti e una missione militare UE

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Repubblica Centrafricana, milioni d'aiuti e una missione militare UE

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Dai ministri degli Esteri dei 28 paesi membri riunitisi lunedì a Bruxelles arriva il sì all’unanimità alla missione militare europea nella Repubblica Centrafricana, l’ex colonia francese da 10 mesi dilaniata dalle violenze settarie.

L’intervento europeo, caldeggiato da Parigi, aveva trovato l’iniziale opposizione di Gran Bretagna e Italia. Ancora non ufficiale il livello d’impegno nella missione per ogni paese.

Tra i 28 membri l’unico ad aver già comunicato di voler inviare 55 uomini a Bangui è l’Estonia.

Parallelamente alla riuonione dei ministri degli Esteri si è tenuta a Bruxelles anche una riunione di 40 paesi e alcune Ong impegnate nella raccolta di denaro per l’emergenza in Repubblica Centrafricana. Dalla riunione la promessa di stanziare 500 milioni di dollari, pari a 365 milioni di euro.

200 milioni saranno subito disponibili per le esigenze umanitarie più urgenti. I restanti saranno, invece, utilizzati per le misure di stabilizzazione.

La Commissaria Ue responsabile per gli aiuti umanitari speiga:“La nostra più grande preoccupazione è la violenza interreligiosa che il paese si trova ad affrontare oggi. Cristiani che uccidono musulmani e viceversa. Si deve lavorare per ripristinare una situazione impazzita”.

Le forze internazionali sperano che l’elezione di Catherine Samba-Panza alla presidenza a interim frenino l’ondata di violenza scatenatasi dopo le dimissioni di Djotodja.

Nel paese si conterebbero già 1 milione di profughi, i primi sui quali orientare i fondi stanziati dai donatori a Bruxelles secondo Nancy Lindborg della Us Agency for International Development.“Il denaro promesso deve coprire subito le emergenze umanitarie: mancanza di cibo, cure mediche e assistenza” spiega Lindborg “Ci preoccupa soprattutto la condizione delle donne e dei bambini, i più vulnerabili nei momenti di crisi. Risolta l’emergenza i soldi dovranno servire anche alla riconciliazione e alla costruzione dei programmi di pace”.