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Dubai: l'allentamento delle sanzioni contro l'Iran favorirà l'economia

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Dubai: l'allentamento delle sanzioni contro l'Iran favorirà l'economia

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Nel 2014 gli Emirati Arabi intendono seppellire definitivamente sotto la sabbia del deserto il ricordo della crisi economica. Il Paese chiude il 2013 con una crescita del 4%, con l’abbandono dello status di “economia emergente” e con la vittoria nella gara per ospitare l’Expo 2020.

Quest’anno gli investimenti stranieri dovrebbero raggiungere i 14 miliardi di dollari, anche se alcuni analisti mettono in guardia contro la crescita senza freni dei prezzi degli immobili.

“Gli Emirati Arabi – commenta Abdulla Al Saleh, sottosegretario al commercio estero – sono uno dei mercati più attraenti per gli investimenti stranieri e sono annoverati tra i primi dieci Paesi che attrarranno capitali nel 2014 e nel 2015, secondo le stime della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo. Chi parla di ‘bolla immobiliare’ nel mercato degli Emirati Arabi perderà una grande opportunità di investimento”.

A dare la maggior spinta all’economia della regione del Golfo sarà però l’allentamento delle sanzioni contro l’Iran da parte di Stati Uniti ed Unione europea. Una posizione già espressa nel corso della settimana dal primo ministro Al Maktoum: le due economie, tra il 2011 e il 2012, hanno visto il valore degli scambi contrarsi del 30%.

“L’Iran era uno dei maggiori partner commerciali degli Emirati Arabi”, spiega Al Saleh. “Sono i nostri vicini. E qualsiasi miglioramento nella stabilità della regione, che sia in Iran o per qualsiasi altro Paese, aiuterà non solo l’economia degli Emirati Arabi ma anche l’economia del mondo. E la stabilità porterà crescita sia per la regione che per il mondo intero”.

“Sul piano economico gli Emirati Arabi affrontano questo nuovo anno con serenità”, commenta il corrispondente di Euronews da Dubai François Chignac. “Tanto più che una nuova era sembra aprirsi tra l’Iran e gli Emirati Arabi, un po’ come se le relazioni di vicinanza storica, d’interdipendenza sociale ed economica, non fossero mai state davvero interrotte, nonostante le sanzioni internazionali”.