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Largo al pop coreano

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Largo al pop coreano

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K-pop è il nick name del pop sud coreano. Viene chiamato anche Kayo o Gayo. In pole position c‘è la boy band Big Bang che aveva debuttato nel 2006.
Ormai i gruppi musicali k-pop hanno sfondato nei mercati di tutta l’Asia orientale e delle comunità asiatiche all’estero. Il successo piu’ eclatante è stato quello recente di Psy che su YouTube ha fatto due miliardi di click. Intanto BIGBANG è diventato anche una moda, uno stile di vita..

Taeyang, cantante dei BIGBANG:
“Il fatto che le gente guardi a quello che facciamo che sia moda, musica, danza o quant’altro dimostra che vogliono essere allietati dalle nostre creazioni e la cosa ci ispira. E’ fantastico sentire che la gente si sente ispirata da noi cosi’ come noi ci ispiriamo agli artisti che amiamo”.

L’esplosione del successo internazionale di BIGBANG c‘è stata nel 2013 col loro tour in Giappone. Due loro membri G-Dragon e Taeyang hanno inoltre diffuso opere da soli.

Il brano di Taeyang “Ringa Linga” ha scalato le top ten di 5 paesi : Singapore, Malaysia, Taiwan, Vietnam, e Macao dopo aver spadroneggiato in Corea. G-Dragon è forse il campione assoluto in Corea e il piu’ pagato dei cantanti nazionali.

Non mancano gli epigoni anche non coreani. La 21enne indonesiana Jessica Darren è approdata a Seul nel giugno dello scorso anno per prendere lezioni di canto e danza. Ha studiato anche il coreano ovviamente.

JESSICA DARREN: “Il mio sogno è diventare una leggenda del K-pop in Corea del Sud. Voglio lavorare con tutti questi artisti e vivere da artista”.

La maggior parte delle aspiranti star del K-pop si sottomettono ad anni di rigorosi training guidati da agenzie di spettadcolo, possono passare anche 10 anni di “studi”.

HWANG TAE-YOUN, insegnante di danza:
“Un numero crescente di studenti stranieri viene qui col desiderio di essere preparato, vengono nella Corea del Sud perchè qui ci sono maggiori opportunità per incontrare agenzie del settore e partecipare a corsi di canto, danza che sono gestite dalle agenzie”.

La 23enne giapponese Saki Watanabe ha messo da parte i suoi stipendi da cameriera, circa 850 dollari al mese, per pagarsi le lezioni di canto e ballo.

SAKI WATANABE: “Visto che sto studiando le origini del K-pop prendo un insegnante coreano che mi spieghi cosa significano le parole delle canzoni. Non posso studiare tutto questo in giapponese. E’ stata buona la decisione di venire in Corea del sud”.

Molte pop band coreane includono cosi’ anche artisti non coreani e la cosa rende piu’ facile invadere i mercati d’oltremare.

NOH JUN-YOUNG, critico musicale: “In questo modo le agenzie possono risparmiare i costi della promozione d’oltremare e quei fondi possono essere investiti in altro modo diversificando i concetti degli album. Inoltre si riducono i tempi per addestrare i talenti stranieri che si sono già adattati alla cultura canora sudcoreana, sono già avvezzi alla cultura locale”.

Ovviamente la K-Pop è anche una macchina per fare soldi anche solo con i click di internet. L’industria discografica coreana ha incassato circa $3.4 miliardi di dollari nella prima metà del 2012 con un aumento del 27.8% rispetto all’anno precedente.

La musica popolare moderna è apparsa per la prima volta in Corea negli anni trenta, ma solo negli anni Sessanta i coreani sono stati influenzati dalla musica occidentale.