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Ariel Sharon e i coloni. Un rapporto di odio-amore

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Ariel Sharon e i coloni. Un rapporto di odio-amore

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Ci fu un tempo in cui Ariel Sharon era convinto che il destino di Netzarim e di altre colonie sarebbe stato il destino di Israele. Per 40 anni ha favorito l’espansione delle colonie, seppur considerate illegali dalla comunità internazionale. Poi, nel 2005, c‘è stato quello che i coloni israeliani considerano un voltafaccia. Sharon, da premier, ordina l’evacuazione forzata di 21 insediamenti. Centinaia di coloni vengono dislocati in altre zone del paese. Spesso, con rimborsi a loro modo di vedere insignificanti.

Dice una colona di Gush Katif: “In tutti questi anni ci hanno detto che quello che facevamo era importante per il paese. Quando nel 2003 ci hanno annunciato il piano di disimpegno è stato come uno schiaffo per noi, un tradimento”.

Ma per tanti, malgrado le difficoltà, Ariel Sharon in patria resta un eroe. Una persona che ha anteposto gli interessi del suo Paese a tutto il resto. per molti analisti Sharon si è semplicemnte comportato da stratega militare concedendo e sottraendo a seconda della convenienza politica. Nonostante tutto però, alcuni continuano a stimarlo. Dice una donna: “Sono triste per la morte di Sharon. Quando l’ho saputo ho pianto. mi dispiace per quest uomo che era come una ruspa, ma che è stato sensibile alla nostra causa e ci ha aiutato se poteva. È vero che ci ha espulso da Gaza, ma sono convinta che se non avesse avuto quell’infarto non ci avrebbe lasciato nelle condizioni in cui ci troviamo adesso”.

“Una ferita indelebile”, dice il nostro inviato. “Ecco quello che rappresenta per i coloni di Gaza l’espulsione ordinata da Ariel Sharon nel 2005. Una ferita aperta otto anni e mezzo fa e non ancora rimarginatasi. Da Nitzan in Israele, Luis Carballo per euronews”.