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La Grecia al timone dell'Europa nell'anno in cui l'Europa deve cambiare leadership

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La Grecia al timone dell'Europa nell'anno in cui l'Europa deve cambiare leadership

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Spetta alla Grecia guidare questi primi sei mesi del 2014. Per Atene l’ambizione è di far dimenticare i propri problemi finanziari, e portare avanti un programma europeo credibile all’insegna della crescita e dell’occupazione. Il governo greco ne ha discusso ad Atene con la Commissione europea.

La lotta alla disoccupazione giovanile, il completamento dell’unione bancaria, l’immigrazione e la strategia marittima europea sono le principali priorità del semestre di presidenza greco. A luglio la Grecia passerà poi il timone all’Italia.

L’agenda greca sarà tuttavia inevitabilmente abbreviata dalle scadenze elettorali. A maggio si vota per rinnovare il Parlamento europeo e in funzione del risultato elettorale sarà scelto anche il nuovo presidente della Commissione. Cosa riserva la presidenza greca e come combierà l’Europa? Ne abbiamo parlato con Ian Techau, direttore del think thank Carnegie Europe.

Rudi Herbert, euronews:
La Grecia ha assunto la presidenza dell’UE per i prossimi sei mesi. Cosa succederà adesso? Abbiamo bisogno di risparmiare o dovremmo indebitarci senza scrupoli, come ha fatto Atene?

Jan Techau, direttore di Carnegie Europe:
Dobbiamo risparmiare in Europa in ogni caso, perché negli ultimi tre o quattro decenni abbiamo vissuto in modo sistematico oltre le nostre possibilità ed ora i nodi stanno venendo al pettine, questo è abbastanza chiaro. La crisi dell’euro è in parte, ma non è solo, una crisi del debito – e la domanda ora è: come possiamo risparmiare senza soffocare completamente l’economia e allo stesso tempo ancora ottenere il sostegno politico per attuare le riforme, rendere il nostro Paese più competitivo e creare nuovi posti di lavoro.

Rudi Herbert, euronews:
Il cancelliere tedesco Angela Merkel vuole nuovi accordi sulle riforme per rendere l’Europa più competitiva …

Jan Techau, direttore di Carnegie Europe:
Questa è un’idea tipicamente tedesca. E ‘la convinzione che se si codifica qualcosa, se si regola qualcosa contrattualmente o legalmente ci sarà automaticamente poi un effetto politico. Gli Stati membri dell’UE si sono molto spesso si sono impegnati in riforme politiche ed economiche, riforme che spesso sono rimaste solo sulla carta.

Rudi Herbert, euronews:
Come possiamo allora rendere l’Eurozona più dinamica?

Jan Techau, direttore di Carnegie Europe:
Si tratta di raggiungere la consapevolezza che abbiamo tutti piu’ da perdere nella crisi della zona euro, se non collaboriamo gli uni con gli altri. E’ una lezione da imparare nella sofferenza. La domanda è se c‘è abbastanza sofferenza nel sistema, per portare avanti queste riforme difficili, o se l’Europa che sembra stare un po’ meglio, rallenterà i suoi sforzi.

Rudi Herbert, euronews:
A maggio ci saranno le elezioni europee ed è già chiaro che i partiti populisti e anti – europei saranno molto più forti. Come può l’Europa diventare piu’ interessante per i propri cittadini?

Jan Techau, direttore di Carnegie Europe:
Ci sono sempre due modi per ottenere il consenso dei cittadini: in primo luogo creando valore aggiunto, creando cioé un sistema politico che produca cose buone per i cittadini. Credo che in questo senso l’UE abbia fatto molto. L’altra opzione è quella di consentire ai cittadini di partecipare al sistema politico, per farli entrare nel sistema attraverso una vera competizione politica. I cittadini sentono di non far parte di questo sistema europeo, di non partecipare al processo decisionale, di non sedere al tavolo in cui si prendono le decisioni.

Rudi Herbert, euronews:
Ma come potrebbe succedere?

Jan Techau, direttore di Carnegie Europe:
In sostanza con una riforma politica più vasta, quasi rivoluzionaria, che dovrebbe rendere possibili le elezioni a livello pan-europeo, cosi’ da ottenere vere elezioni pan-europee. In gioco in queste elezioni ci dovrebbe essere l’Europa politica.

Rudi Herbert, euronews:
La Commissione europea avrà quest’anno un nuovo Presidente, poi avremo anche un nuovo Presidente del Consiglio europeo, ci sarà un nuovo Presidente del Parlamento e, non ultimo, ci sarà un nuovo responsabile della politica estera. Sarà sufficente a far cambiare rotta all’Europa?

Jan Techau, direttore di Carnegie Europe:
Non cambieranno solo le persone, l’intera Commissione cambierà, ci sono interiprogrammi che stanno per cambiare. Nuove persone porteranno nuove priorità. Con la selezione dei loro candidati gli stati membri definiscono anche le loro priorità. Ciò significa che non avremo solo cambiamenti di personale ma in fondo abbiamo una chance nel 2014 in Europa: dalla politica fiscale e alla politica economica, fino alla politica estera, potremo elaborare nuove idee. Questo è fondamentalmente un processo di rinnovamento completo, che fa sperare che alla fine di questo processo, ci sia un team efficace di persone, capace di presentare nuovi contenuti, piu’ interessanti, per un nuovo inizio. Ce n‘è urgente bisogno, anche per mandare un segnale ai cittadini che vogliono vedere che l’Europa è cambiata e ha risposto all’escalation di questa crisi.