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Turchia: vasta epurazione tra magistrati e poliziotti

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Turchia: vasta epurazione tra magistrati e poliziotti

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Le epurazioni nella magistratura e nella polizia da parte del governo turco affondano le radici nello scandalo corruzione scoppiato a dicembre. Arrestate decine di personalità appartenenti all’entourage del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, sospettate di corruzione, frode e riciclaggio di denaro. In stato di fermo i figli di tre ministri, l’amministratore delegato di una banca pubblica e membri dell’AKP, il partito al potere.

La risposta del primo ministro non tarda ad arrivare: Erdogan denuncia “un’operazione sporca”, condotta da “uno Stato nello Stato”. Più di un centinaio di alti rappresentanti della polizia vengono destituiti, tra questi il prefetto di Istanbul. Epurazioni inedite che si estendono poi alla magistratura.

Erdogan provvede al rimpasto di governo. Vengono cambiati dieci ministri su 25, molti più di quanto era stato previsto in vista delle municipali del prossimo marzo.
Lo stesso giorno a uno dei procuratori incaricati dell’inchiesta anticorruzione viene tolto il caso, sostiene che la polizia si sia rifiutata di arrestare alcune personalità dell’AKP.

“Se i procuratori non potessero provare alcunché, se non mostrassero prove, allora perderebbero”, afferma Ihsan Yılmaz, docente di scienze politiche e sociali all’Università di Fatih. “Ma il governo non ha potuto aspettare, si è fatto prendere dal panico. Allora ha cercato semplicemente di sostituire i procuratori, di cambiarli o di affiancare loro altri colleghi. Ha anche sostituito gli agenti di polizia. Questo dimostra che vuole interferire nel caso”.

Dal canto suo, Erdogan accusa la giustizia, i media e i rivali politici (in particolare un predicatore islamico che vive negli Stati Uniti) di aver complottato contro il Paese.
“La sovranità non appartiene ai giudici, né all’esecutivo, ma alla Nazione”, dice Erdogan a fine dicembre. “Se i giudici volessero appropriarsi della sovranità ignorando la volontà nazionale, allora dovrebbero essere giudicati per questo”

Sei mesi dopo le grandi manifestazioni che avevano sfidato il potere, questo scandalo ha spinto di nuovo i turchi a scendere in strada e minaccia il futuro del primo ministro che intende presentarsi alle presidenziali del prossimo agosto. Inoltre questa situazione mette a rischio la stabilità dell’economia turca.