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Siria: la guerra nella guerra

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Siria: la guerra nella guerra

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Le apparizioni in pubblico di Bashar al Assad si sono fatte rare in questi ultimi mesi, qui lo vediamo insieme a esponenti del clero libanese.
È soprattutto lui a trarre vantaggio da un fronte dell’opposizione diviso in caotici rivoli.

Unita sotto la stessa bandiera contro uno stesso emico, l’opposizione a Assad ha moltiplicato forze e obiettivi.
Oggi contiamo almeno 5 movimenti di ribelli al regime che sono in guerra l’uno contro l’altro. In modo particolare contro l’Eiil, il gruppo Stato islamico iracheno e siriano.

Prodotto derivato dalla nebulosa di Al Qaida, ma sconfessato dalla stessa organizzazione terroristica.
Nato nell’aprile scorso, vuole imporre la Sharia e creare uno stato senza frontiere tra Siria e Iraq.
Il suo leader Abou Bakr al-baghdadi, ex di Al Qaida, è tra i terroristi più pericolosi al mondo.

Ma il suo gruppo non fa proseliti come spiega questo analista.

Tarek Abud:

“Indossano cinture imbottite di esplosivo quando camminano in strada, non sono cosî in grado di ottenere il sostegno dei civili, che sono al contrario spaventati a morte. Sono solo capaci di usare la violenza per intimidire la gente”.

Nelle zone che controllano regna il terrore, sono accusati di tortura, omicidi, rapimenti e i civili non li vedono di buon occhio.

Per contrastare il movimento otto brigate si sono messe insieme sotto la bandiera dell’esercito dei mujahidin.

L’opposizione ufficiale al regime era incarnata dall’Asl, l’esercito della Siria libera. I ribelli sui quali la comunità internazionale riponeva le speranze per un Paese libero subito.

Ma proprio l’Occidente ha fatto errori di valutazione:

Saad Al-Muttalibi, esperto di terrorismo:

“Purtroppo decisioni politiche sbagliate prese dall’Occidente nei confronti della Siria hanno foraggiato e rafforzato l’Eiil, il suo pensiero e la possibilità che diventi una minaccia a livello globale”.

In effetti il conflitto rischia di varcare i confini siriani. L’Eiil ha rivendicato l’attentato di inizio anno in Libano e un attacco in Irak, dove il gruppo è nato.

L’Asl, l’opposizione ufficiale, riceve armi e finanziamenti da Arabia saudita e Stati Uniti , ma deve dimostrare di essere efficace.