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Privacy a rischio nell'era del "Grande Fratello Globale"?

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Privacy a rischio nell'era del "Grande Fratello Globale"?

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Proteggere la nostra privacy nell’era digitale è ancora possibile? Le rivelazioni di Edward Snowden sullo spionaggio di dati da parte degli Stati Uniti hanno messo in guardia l’Europa. Tutto quello che facciamo in rete viene monitorato e memorizzato, sia dai governi che dalle imprese private.

Anne Devineaux, euronews:“Sono passati parecchi mesi da quando è scoppiato lo scandalo del programma “Prism”. Milioni di cittadini in tutto il mondo sono stati spiati dall’NSA, l’intelligence statunitense, ufficialmente per motivi di anti-terrorismo. Sono state ascoltate le conversazioni private di 35 leader politici. Senza contare i dati personali archiviati e memorizzati, una raccolta enorme di informazioni”.

Jérémie Zimmermann, attivista per i diritti degli utenti spiega che ci vorrà ancora molto tempo per capire esattamente la portata di queste rivelazioni e l’impatto che avranno sulla nostra società e sul rappoto con la tecnologia.

Sono passati 7 mesi da quando è scoppiato lo scandalo del programma “Prism”. Milioni di cittadini in tutto il mondo sono stati spiati dall’NSA, l’intelligence statunitense, ufficialmente per motivi di anti-terrorismo. Sono state ascoltate le conversazioni private di 35 leader politici. Senza contare i dati personali archiviati e memorizzati, una raccolta enorme di informazioni.

Al di là delle tensioni diplomatiche, è nato anche un dibattito su una questione molto delicata. Questi dati raccolti attraverso internet e conservati nel super centro dei “Big Data” della National Security Agency, costituiscono una sorta di “Grande Fratello”? A Parigi se ne sta occupando “La Quadrature du Net”, un’associazione leader nella lotta per i diritti e le libertà nell’era digitale. Uno dei fondatori punta il dito contro l’egemonia dei grandi gruppi americani.

“I loro modelli tecnologici ed economici si basano sulla raccolta di informazioni in tutto il mondo, dichiara Jérémie Zimmermann. Questa estrema centralizzazione dei dati è diventato un pilastro della sorveglianza di massa”.

Forse non tutti lo sanno, ma ci sono anche delle alternative per sfuggire al controllo. DuckDuckGo è un motore di ricerca che non memorizza alcuna informazione personale. Secondo i cyber-militanti è possibile quindi sfuggire all’occhio indiscreto di coloro che controllano internet e i nostri computer.

“Da un lato, prosegue Zimmermann, c‘è un prodotto, il computer, che esce dalla sua scatola, che è semplice, è “user-friendly”, e poi ci sono le lettere su uno schermo e meccanismi a volte incomprensibili. Ecco in poche parole c‘è la tecnologia che ci controlla, e la tecnologia che invece ci dà la possibilità di non essere controllati; certo per fare questo bisogna avere delle competenze molto specifiche. Non capire dove finiscono i dati, e non saper spiegare l’architettura di questi sistemi di comunicazione equivale a essere analfabeta. Un pô come firmare contratti senza saper leggere”.

In Europa, la tutela della privacy è considerata un diritto fondamentale. In ciascun paese ci sono leggi mirate e autorità preposte. In Francia, ad esempio, c‘è la Commissione Nazionale dell’Informatica e della Libertà. Per il suo Presidente lo scandalo dell’NSA non è stato tuttavia un fallimento di queste autorità di vigilanza. Ma occorre una chiara risposta politica e giuridica a livello europeo.

“Non è un fallimento, dice Isabelle Falque-Pierrotin, Presidente del CNIL. Lo sarebbe stato, se l’Europa non fosse stata in grado di gestire la situazione sul caso “Prism”. Al contrario, penso che quello che è accaduto serva per studiare un nuovo quadro giuridico europeo, per sviluppare una nuova politica industriale e un nuovo sistema di cooperazione tra i servizi di intelligence europei e americani, cosa che oggi non esiste affatto. “

Anne Devineaux. euronews:“qui a Bruxelles, per tre anni si è discusso, in modo anche acceso, sulla riforma della normativa dell’Unione Europea sulla protezione dei dati; una battaglia lunga e complessa dove le potenti lobby americane hanno dato filo da torcere. Diritto all’oblio, consenso al trattamento dei dati, in pratica le norme sono numerose ma con un unico obiettivo: creare un quadro legislativo chiaro in tutti i paesi dell’Unione. Alla fine di ottobre, è stato approvato un testo dalla commissione del Parlamento europeo. Le discussioni sono tuttavia ancora in corso tra la Commissione e gli Stati membri”.

Senza contare che alcuni colossi americani cercano di evitare normative troppo restrittive. Intanto c‘è chi continua a lavorare per difendere il diritto alla privacy, come “EDRI” un’organizzazione con sede a Bruxelles.

“Si è discusso parecchio, sottolinea Joe McNamee, Direttore di “EDRI”, prima delle rivelazioni di Snowden, sulle regole per il trasferimento dei dati alle autorità incaricate al di fuori dell’Unione Europea. C‘è stato un ampio consenso sul fatto che le regole non dovevano essere rafforzate. Dopo il caso Snowden improvvisamente la situazione è cambiata e ora gli Stati membri e il Parlamento europeo concordano sul fatto che le regole devono essere chiare e complete”.

Al momento gli occhi sono puntati su un regolamento che prevede principalmente una maggiore disciplina per quanto riguarda il commercio. E su questo i governi devono ancora fare molto.

“Forse la lezione più importante, dice Sergio Carrera, analista europeo, è aver visto che i servizi di intelligence possono fare tutto ciò che vogliono, non solo negli Stati Uniti ma anche nell’Unione Europea. Penso che sia molto importante analizzare le attività di questi servizi e monitorare la sorveglianza dei cittadini che al momento è decisamente soggetta a contesti giuridici molto diversi “.

Questioni economiche o di sicurezza. 007, occhi indiscreti. Viviamo nell’era dove le nostre vite sono connesse alla rete praticamente 24 ore al giorno e dove il confine tra diritto alla riservatezza e quello che è di dominio pubblico è sempre più labile.