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La Lettonia entra nell'euro per smentire la crisi della moneta unica

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La Lettonia entra nell'euro per smentire la crisi della moneta unica

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Il Lats è già storia. La moneta lettone, simbolo dell’indipendenza dall’Unione Sovietica, entrata in vigore soltanto nel 1991, dalla mezzanotte del 31 dicembre è andata in pensione. Tra cerimonie e ferteggiamenti ma anche fra le perplessità di oltre il 50% della popolazione che teme forti rincari.

La Lettonia, entrata nella zona euro dopo una decina d’anni dall’ingresso in Europa, è il secondo Paese dell’ex Unione Sovietica, dopo l’Estonia, ad adottare la moneta unica.

Secondo la Commissione europea, nel 2014 il Pil della Lettonia sarà al 4,1%, contro l’1,1% dell’Eurozona. L’inflazione si attesterà al 2,1% e la disoccupazione al 10,3%, quasi il 2% in meno rispetto all’Eurozona. Ma questo dato non deve ingannare. Tanti infatti i lettoni che hanno lasciato il Paese per cercare lavoro altrove.

Con un salario medio di 515 euro netti al mese, ben il 40% della popolazione è a rischio povertà. Nel quindicesimo anno dalla nascita dell’euro, Riga festeggia la moneta unica con una mostra, ma diversi analisti si chiedono se la Lettonia non si trasformerà in una nuova Cipro. Il sistema bancario locale appare infatti particolarmente vulnerabile data l’importanza dei depositi in valuta straniera, soprattutto rubli, fonte di rischio per la stabilità finanziaria. In un Paese in cui le imposte per le aziende sono soltanto al 15%, il timore è che la Lettonia diventi un altro paradiso fiscale.