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La Grecia alla presidenza Ue nell'anno del terzo salvataggio

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La Grecia alla presidenza Ue nell'anno del terzo salvataggio

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Con il nuovo anno la Grecia ha assunto la presidenza di turno dell’Unione Europea. Un Paese stremato economicamente e socialmente coordina i vertici dei ministri europei per i prossimi sei mesi.

Il governo ha promesso una presidenza all’insegna dell’efficienza dei costi di riunioni ed eventi.

Ma in Grecia, molti cittadini non credono che la presidenza rechi vantaggi al Paese:
“Non ci credo. Dobbiamo realizzare le riforme innanzitutto in casa e poi possiamo guardare all’esterno”.
“La gente è stufa, c‘è chi guadagna 500 euro al mese, mentre i parlamentari 10 000”.

In recessione per sei anni, costati diversi piani d’austerità in cambio dell’aiuto finanziario della troika, la Grecia si ritrova alla guida dell’Unione nel momento in cui sono attese decisioni politiche cruciali sia a livello europeo sia a livello nazionale.

Sul fronte interno, visto che il secondo prestito concesso da Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale scade ad aprile, la Grecia avrà bisogno di un terzo piano di salvataggio.
“Il dibattito in corso si sofferma sul fatto che il terzo pacchetto per la Grecia non avrà l’aspetto dei piani del passato”, sostiene
Panayotis Petrakis, analista politico. “Conterrà di certo nuovi obblighi per il Paese, ma alla fine creerà le prospettive per il miglioramento economico, nel 2015 e nel 2016”.

Comunque, nel breve termine, di fronte al malcontento dei cittadini per i continui tagli ai salari e per l’elevato tasso di disoccupazione, ulteriori misure di austerità potrebbero far vacillare la coesione della coalizione di governo e condurre a elezioni anticipate proprio durante la presidenza di turno greca.

In Europa la Grecia, tra l’altro, dovrà supervisionare l’attuazione dei primi pilastri dell’unione bancaria e portare avanti la ricerca di soluzioni per la crescita e per la lotta alla disoccupazione.

Di tutto questo abbiamo parlato con il vice premier greco Evangelos Venizelos. Da oggi la Grecia è alla Presidenza dell’Unione Europea e questo mentre mancano 4 mesi alle elezioni del Parlamento Europeo.

Stamatis Giannisis, euronews:
Come si presenta la vostra agenda in questo stretto lasso di tempo?

Evangelos Venizelos, vice primo ministro greco:
La Grecia ha una bella occasione per apparire come membro parigrado e sovrano dell’Unione Europea mostrandosi capace di guidare gli affari del Consiglio in nome dei 28 membri dell’Unione Europea.
Cerchiamo una nuova storia per l’Europa che sia più aderente ai cittadini d’Europa, più ottimista e più rassicurante per le famiglie europee, ma anche per le nuove generazioni che in tanti Paesi associano Unione Europea ad austerità, disoccupazione, basso reddito.
Pertanto dobbiamo tornare a discutere dell’Europa della cultura, della civiltà, della storia, del ruolo della legge e del welfare.
La discussione è sull’Europa della crescita, dell’innovazione, l’Europa delle persone consapevoli della loro storia che punta alla prosperità per tutti.

euronews:
Recentemente c‘è stato un accordo in tema bancario proprio mentre la Grecia sta cercando un terzo pacchetto di aiuti per riuscire a onorare i suoi debiti. Cosa ne pensa di questo terzo salvataggio che si profila?

Venizelos:
E’ capitale questa decisione presa in ambito bancario eppure nessuno dei singoli meccanismi d’allerta e nemmeno i meccanismi di compensazione possono bastare. Un unico meccanismo di garanzia dei depositi è anche necessario al fine di non fare ricadare gli oneri sui Paesi del sud dell’Europa che devono pagare alti tassi d’interesse soltanto perché le nazioni del nord garantiscono margini di sicurezza più elevanti grazie ai depositi bancari.
Certo la Grecia sta cercando una via d’uscita per smarcarsi dalla crisi fuori dal memorandum.
Nel corso degli ultimi tre anni e mezzo la Grecia ha messo in atto il maggiore aggiustamento fiscale nella storia dell’economia occidentale. Avevamo iniziato nel 2009 col 12% del disavanzo primario e adesso abbiamo raggiunto un avanzo primario che in termini strutturali – senza tener conto dei risultati circostanziali della recessione – è intorno al 6.5%. Siamo di gran lunga il miglior Paese in Europa in termini di risultati fiscali e fra i migliori del mondo.
Pertanto disponiamo di una base sulla quale poter discutere amichevolmente in termini di buona partnership con gli altri stati membri dell’Unione e col Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea nella prospettiva di ottemperare alle richieste di uscire bene dalla crisi.
Nessuno avrà nulla da perdere in questa operazione e i contribuenti europei non sborseranno neanche un euro per la Grecia.

euronews:
Al centro dell’agenda della presidenza greca c‘è la crescita e il problema dell’occupazione. Cosa intende fare su questi temi?

Venizelos:
Lavoreremo a stretto contatto con la Commissione che è uno strumento chiave per l’Europa e con la Banca Europea per gli investimenti al fine d’innescare il meccanismo virtuoso di cui hanno bisogno tutti i Paesi membri dell’Unione. Non solo i Paesi che hanno sperimentato la crisi e stanno implementando programmi di ristrutturazione o quelli che sono al bordo della crisi. E’ l’insieme dell’Unione Europea che ha bisogno di un nuovo modello di produzione, di crescita e competitività capace di allontanarci dal rischio di recessione e in alcuni casi di sanare situazioni mediocri prossime alla crescita zero.