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I retroscena degli attentati di Volgograd

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I retroscena degli attentati di Volgograd

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Il luogo è lo stesso. L’attentatore suicida, ancora una volta sembra essere una donna. Lo scorso ottobre, due mesi fa, un attentato in un autobus di Volgograd, l’ex Stalingrado, aveva causato sei vittime. La kamikaze, originaria del Daghestan, si chiamava Naida Asiyalova, e sembra conoscesse colei che domenica avrebbe ucciso 14 persone.

Le donne sembrano essere diventate l’arma preferita degli islamisti del Caucaso, sostenitrici della causa di Dokka Umarov, leader dei ribelli islamisti, nemico giurato del Cremlino che in un videomessaggio, risalente al luglio scorso, prometteva che avrebbe fatto di tutto pur di impedire le Olimpiadi invernali di Sochi.

Dokka Umarov, 49 anni, ha combattuto le due guerre in Cecenia.
All’inizio semplicemente un sostenitore dell’indipendenza, diventa pian piano sempre più fondamentalista. Oggi chiama alla jihad, la guerra santa, contro la Russia.

Tra il 2006 e il 2007 è stato l’ultimo presidente della Repubblica secessionista cecena di Ichkeria, poi annetterà il territorio al cosiddetto Emirato del Caucaso, altra realtà politica non riconosciuta, e si autoproclamerà emiro.

Nel marzo 2010, rivendica l’attentato compiuto da due donne nella metropolitana di Mosca che fece 39 morti. Le kamikaze si chiamavano Mariam Sharipova 28 anni, vicedirettrice della scuola di un villaggio e Dzhannet Abdullayeva, 17 anni.

Quest’ultima era la giovanissima vedova di Umalat Magomedov, capo dei ribelli islamisti in Daghestan. Donne che sposano la causa dei loro mariti, fratelli o figli, uccisi dall’esercito russo.

Le donne kamikaze del Caucaso, soprannominate le vedove nere, sono apparse sulla scena mondiale per la prima volta nel 2002, durante l’attacco al teatro Dubrovka di Mosca. Erano numerose nel gruppo di militanti armati ceceni che prese in ostaggio circa 850 persone.

Da allora sono state utilizzate più volte da uomini che reputano la loro vita meno importante. Il sacrificio di una di loro è accettabile perché le donne non potranno mai imbracciare le armi in guerra. Per i fondamentalisti è un modo per colpire duramente a un costo inferiore.

Adrian Lancashire ha intervistato Matthew Clements, specialista della Russia per la IHS Country risk:

“Due bombe in 24 ore, chi c‘è dietro questi attacchi?”

Matthew Clements:

“I più probabili autori sono i militanti islamici del nord-Caucaso, che hanno già perpetrato questo tipo di attacchi suicidi contro i civili nel passato. Questi attentati di Volgograd potrebbero avere l’obiettivo di creare un senso di insicurezza e quindi di tenere lontani i potenziali visitatori dai Giochi olimpici di Sotchi, che si svolgeranno nel febbraio prossimo, non lontano da Volgograd, nella regione di Krasnodar”.

euronews:

“Che risorse hanno queste persone? Per quanto potranno continuare questa campagna, la possiamo chiamare così?”

Matthew Clements:

“Sono più di 10 anni ormai che vengono regolarmente perpetrate azioni terroristiche nelle repubbliche del Caucaso del nord, come il Daghestan, l’Inguscezia o la Cecenia. Nello stesso tempo, in modo più sporadico, si sono verificati attentati anche in altre parti della Russia. Adesso questa campagna pare montare in potenza, per creare un’atmosfera di ulteriore insicurezza in occasione delle Olimpiadi di Sotchi. Nel mirino sembra esserci tutto il sud della Russia e forse anche le grandi città, come Mosca”.

euronews:

“Lei dice che l’obiettivo è Sotchi. Il presidente Putin è in grado di controllare la situazione?”

Matthew Clements:

“Abbiamo constatato che i russi hanno messo in atto un ferreo dispositivo di sicurezza per proteggere Sotchi e la regione di Krasnodar. Il dispositivo riduce il rischio di attentati all’interno della cittadella olimpica. Ma obiettivi meno controllati, come le infrastrutture di trasporto in questa regione o in altre della Russia meridionale potrebbero essere a rischio. E, lo ripeto, anche altri luoghi come Mosca. E questo perché l’impatto psicologico che ciò avrebbe sarebbe in grado di mettere in secondo piano i giochi, indebolire il governo e addirittura la reputazione di Putin”.

euronews:

“Possiamo dare un nome ai responsabili?”

Matthew Clements:

“No, per il momento le informazione a disposizione non sono sufficienti. Le notizie che giungono dalla polizia russa ci fanno capire che l’inchiesta ha già cambiato diverse volte direzione. L’unica cosa che appare chiara è che si è trattato in entrambi i casi di attacchi-suicidi e i kamikaze dovrebbero essere uomini, in entrambi i casi. A parte questo non siamo in grado di dire altro con certezza”.