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Turchia, corruzione: proteste e nuovi sospetti

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Turchia, corruzione: proteste e nuovi sospetti

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Il rimpasto di governo non ha placato la rabbia per lo scandalo corruzione in Turchia.

A Istanbul, ma anche a Smirne e altrove, è tornato in piazza il popolo del parco Gezi, che ora chiede le dimissioni di Erdogan.

Il premier parla invece di un complotto internazionale contro di lui.

A tre mesi dalle amministrative che in marzo apriranno una densa annata elettorale, il partito al potere rischierebbe ulteriori conseguenze.

Il procuratore Muammer Akkas ha denunciato di non avere potuto avviare una seconda inchiesta ed è stato esonerato dal caso, ufficialmente per non avere informato i suoi superiori e per aver permesso fughe di notizie.

Secondo indiscrezioni di stampa, altre decine di arresti erano stati ordinati ma non sono stati eseguiti dalla polizia.

Il procuratore capo Turhan Colakkadi nega di voler insabbiare l’inchiesta:
“Niente può essere nascosto. Indipendentemente da chi siano i criminali, o di chi siano figli, non permetteremo che la giustizia sia cancellata. Qualsiasi cosa la giustizia richieda, sarà fatta.”

Oltre ad aver sostituito 10 ministri, Erdogan ha defenestrato oltre 500 dirigenti e funzionari di polizia, secondo l’opposizione per bloccare la prima inchiesta e impedire altre indagini.