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Il regime siriano smentisce ogni implicazione nell'attentato di Beirut

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Il regime siriano smentisce ogni implicazione nell'attentato di Beirut

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Un senso di crisi si è riappropriato del Libano con l’autobomba scoppiata nel centro di Beirut e la morte dell’ex ministro delle Finanze. Con Mohamad Chatah, figura di spicco dell’opposizione, sono morte anche altre 5 persone.

Queste immagini particolarmente crude, sono state filmate poco dopo l’attentato dalla televisione libanese e mostrano il caos seguito all’esplosione, avvenuta vicino alla sede del governo.

Nessuno ha finora rivendicato l’atttacco. Il regime siriano ha smentito ogni implicazione, rispondendo così alle accuse lanciate dalle persone vicine alla vittima. L’ex l’ex Primo Ministro Saad Hariri, ha accusato Hezbollah dicendo che si è trattato di un “nuovo messaggio di terrorismo”. Chatah era stato consulente anche dell’ex Premier Fouad Siniora, che dichiara:

“Il killer è lo stesso, è quello che è assetato di sangue siriano e libanese. A Beirut, a Tripoli, in tutto il Lebanon, il killer è lo stesso. Con i suoi alleati libanesi da Deraa, ad Aleppo, a Damascus, in tutta la Siria”.

L’esplosione è avvenuta intorno alle 9.40 del mattino,nel pieno centro turistico-finanziario di Beirut. Distrutti un ristorante e un caffé. Le schegge sono arrivate a oltre 500 metri dal luogo della deflagrazione, con auto e corpi in fiamme. Le ambulanze che si sono precipitate sul posto hanno soccorso una cinquantina di feriti.

L’attentato arriva a meno di tre settimane dall’apertura del processo contro cinque hezbollah sospettati dell’assassinio dell’ex premier Rafik Hariri nel 2005.