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Con la missione lunare, Pechino afferma le sue ambizioni di superpotenza

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Con la missione lunare, Pechino afferma le sue ambizioni di superpotenza

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Il “Coniglio di Giada” ha inviato le prime foto dalla luna, dopo l’allunaggio morbido di sabato che ha portato la Cina nel ristretto club di cui già fanno parte Russia e Stati Uniti. Per i prossimi tre mesi, la sonda esaminerà la struttura geologica del satellite, alla ricerca di eventuali risorse naturali.

Pechino tiene molto alla riuscita di questa missione, per motivi non solamente scientifici, ma anche di prestigio internazionale.

Certo, i cinesi arrivano 44 anni dopo Neil Armstrong e quel famoso “piccolo passo per l’uomo, grande passo per l’umanità”. Era il 1969. Ma già tre anni prima, nel 1966, l’Unione sovietica invia un lander sulla superfice lunare. E nel 1976 effettua l’ultimo allunaggio morbido. Ultimo, fino a qualche giorno fa.

Per i cinesi, questa è soltanto una tappa in un percorso ambizioso, che dovrebbe portarli, entro il 2025, a camminare sulla luna. Il programma spaziale di Pechino inizia negli anni Sessanta, ma decolla soltanto nell’ultimo ventennio, in parallelo all’ingresso della Cina tra le prime potenze economiche mondiali.

La corsa allo spazio consolida l’immagine del Paese all’estero e anche il consenso interno. Nel 2003, la missione del primo astronauta cinese, detto taikonauta, è seguita con orgoglio dai suoi connazionali. Al suo ritorno, Yang Liwei è celebrato come un eroe nazionale. E il programma spaziale accelera.

Nuova sfida nel 2008: dopo russi e americani, è tempo della prima passeggiata nello spazio di un taikonauta. Zhai Zhigang esce dal modulo e sventola la bandiera cinese: scroscio di applausi nel centro spaziale e ondata di entusiasmo nelle strade, dove le imprese del taikonauta sono trasmesse su schermi giganti.

Le missioni umane si moltiplicano perché la Cina punta a dotarsi di una stazione spaziale entro il 2020. Il 26 giugno scorso, tre taikonauti tra i quali una prima donna, tornano sulla Terra dopo 15 giorni trascorsi in orbita. La missione Shenzou X serviva a collocare i moduli della futura stazione.

I miliardi investiti nel programma sono la conferma del carattere prioritario che esso riveste per il governo cinese: entrare nel club delle potenze spaziali è uno strumento in più con cui Pechino afferma le proprie ambizioni.

Jeremy Wilks, euronews: Siamo in collegamento con Karl Bergquist dell’Agenzia spaziale europea. Karl, lei è responsabile delle relazioni dell’ESA con la Cina – che tipo di collaborazione l’ESA offre a Pechino?

Karl Bergquist: Con l’ente spaziale cinese abbiamo un contratto di assistenza reciproca. Siamo stati coinvolti nei progetti Chang’e 1 e Chang’e 2 , e ora anche in quello Chang’e – 3 , fornendo supporto da terra. Abbiamo stazioni terrestri in Spagna, in Australia e anche nella Guyana francese, in Sud America. Quando la sonda è allunata, abbiamo proceduto a una triangolazione con le stazioni australiana e spagnola per determinare esattamente in quale punto della superficie lunare si trovasse la sonda.

euronews: Come procede la missione? Sono sorti problemi in queste ultime ore?

Karl Bergquist: No penso che tutto stia andando per il verso giusto. Quando la sonda ha raggiunto la superficie lunare, i tecnici cinesi che hanno seguito l’allunaggio dal nostro centro di controllo di Darmstadt, in Germania hanno tenuto anche una piccola festa per celebrare il successo dell’operazione.

euronews: Perché i cinesi si sono rivolti all’Agenzia Spaziale Europea e non alla NASA o all’agenzia spaziale russa?

Karl Bergquist: Prima di tutto penso che il nostro centro operativo in Germania sia tra i migliori al mondo nelle operazioni di gestione e monitoraggio dei satelliti. Inoltre, abbiamo rapporti davvero molto radicati con i cinesi e questo ha facilitato la nascita della cooperazione con l’ESA.

euronews: Parliamo della luna. L’ultimo atterraggio morbido sulla luna era stato realizzato dall’Unione Sovietica nel 1976. Perché ripeterlo, che interesse ha la Cina?

Karl Bergquist: Naturalmente è una questione simbolica quella di atterrare sulla luna e sono sicuro che si tratti anche di una questione politica, lo sbarco sulla Luna ha un impatto grande ed importante. Il secondo aspetto è quello tecnologico. Essere in grado di concludere un atterraggio morbido sulla luna, espellere il rover, riuscire a far funzionare gli strumenti scientifici rappresenta una grande conquista tecnologica. Senza dimenticare il terzo aspetto: l’esplorazione scientifica della luna.