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A Montecarlo si discute di Ucraina, Siria e Iran

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A Montecarlo si discute di Ucraina, Siria e Iran

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Montecarlo, nel Principato di Monaco, ospita la sesta edizione della World Policy Conference.

Giovanni Magi, euronews:
“Circa 300 politici, imprenditori e rappresentanti di organizzazioni internazionali si sono ritrovati qui, per un’analisi geopolitica ed economica che ha spaziato su tutte le regioni del mondo”.

Durante il primo giorno del meeting, aperto dal principe Alberto II, è arrivata la notizia che gli iraniani avevano lasciato i negoziati sul programma nucleare dopo la decisione degli Stati Uniti di estendere le sanzioni.

Didier Reynders, vice Primo ministro belga:
“Mi aspetto evidentemente che su un tema tanto delicato, ci siano regolarmente delle crisi, delle partenze. L’importante è che ci sia anche un ritorno al tavolo dei negoziati. Mi auguro che si faccia di tutto perché si riesca a rimettere tutte le parti attorno a un tavolo perché la crisi iraniana è probabilmente, sul piano geopolitico, la crisi oggi più sensibile al mondo in materia di sicurezza”.

Ali Babacan, vice primo ministro turco:
“Abbiamo dichiarato che ogni nazione sovrana ha il diritto di possedere e utilizzare la tecnologia nucleare per scopi pacifici. Ma, la Turchia è contro le armi nucleari, noi siamo contro le armi di distruzione di massa nella nostra regione e altrove”.

Durante la conferenza si è discusso anche della crisi siriana e della decisione di Stati Uniti e Regno Unito di bloccare la fornitura d’armi ai ribelli.

Didier Reynders, vice Primo ministro belga:
“Non sono mai stato favorevole alla fornitura di armi fintanto che non fossimo in possesso di una chiara visione su chi utilizzerà quelle armi. C‘è molta confusione oggi in Siria. Occorre essere molto prudenti nella fornitura d’armi e nel sostegno offerto. Occorrerebbe invece fare di tutto per portare tutte le parti attorno a un tavolo”.

Anche l’Unione europea sta vivendo una crisi geopolitica con il rifiuto dell’Ucraina di firmare un trattato di associazione e libero scambio con Bruxelles e con le immense manifestazioni a Kiev.

Thierry de Montbrial, fondatore e presidente della World Policy Conference:
“Penso che un giorno o l’altro si arriverà a un accordo con l’Unione europea ma quel che bisogna capire è se l’Unione europea sia o meno in grado di onorare i propri impegni. Che si facciano bei discorsi sull’Ucraina, va bene, ma l’Unione europea ha davvero la volontà e i mezzi per impegnarsi a fondo, anche sul piano economico con l’Ucraina? Io non ne sono così sicuro”.

La crisi economica in Europa significa per prima cosa l’emergenza sociale, con tassi di disoccupazione soprattutto tra i govani estremamente elevati in quasi tutti i Paesi.

Joaquín Almunia, Commissario europeo per la concorrenza:
“Abbiamo approvato una strategia di aiuti ai Paesi e alle loro politiche di impiego creando, ad esempio, una garanzia di impiego per i giovani. La Commissione gestisce anche i contributi che gli Stati membri hanno deciso di stanziare per i prossimi due anni: sei miliardi di euro per programmi specifici di sostegno all’impiego giovanile”.

Sicurezza informatica e protezione della privacy sono altri due temi importanti che in Europa potrebbero influenzare non solo le questioni etiche ma anche la competitività economica.

Carl Bildt, ministro degli Esteri svedese:
“Dovremmo essere consapevoli dell’impatto economico della rivoluzione del ‘Big Data’. Gli statunitensi che hanno un vantaggio enorme nel campo dell’energia, a scapito dell’economia europea, potrebbero avere un enorme vantaggio anche in termini di dati. Non dovremmo dare agli statunitensi troppi vantaggi competitivi”.

Giovanni Magi, euronews:
“Non esistono soluzioni semplici per le molteplici emergenze internazionali. Quella della diplomazia, del dialogo e del confronto democratico resta comunque, secondo la maggioranza delle opinioni, la strada da seguire”.