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Tunisia, tre anni dopo la rivolta resta un profondo malcontento

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Tunisia, tre anni dopo la rivolta resta un profondo malcontento

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Tre anni dopo la “primavera araba” che ha defenestrato il regime di Ben Ali, i protagonisti della rivolta si sono raccolti a Sidi Busid. Da qui era divampato l’incendio, innescato dal suicidio spettacolare di Mohamed Buazizi, un giovane commerciante travolto dalla crisi.

Profonda la delusione dei manifestanti, che ancora lamentano una altissima disoccupazione (51 per cento tra i giovani scolarizzati) e una povertà generalizzata.

Il partito al potere, il filoislamico Ennada, si difende dalle accuse.

“Oggi abbiamo la possibilità di fermarci e chiedere a noi stessi se è meglio protestare contro quello che non abbiamo ottenuto o celebrare quello che siamo stati capaci di realizzare, chiederci da che parte stare e che direzione prendere. Cari cittadini, se vogliamo restare imparziali dobbiamo riconoscere che sono stati raggiunti molti obiettivi”.

Il clima politico tunisino continua a segnare tempesta. Dopo due mesi di trattativa si è arrivati alla designazione di un primo ministro in pectore, che dovrebbe portare il paese a nuove elezioni nel 2014, ma la nuova Costituzione e la luova legge elettorale sono ancora lontane dall’essere approvate.