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Corea del Nord, quando una "purga" diventa spettacolo

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Corea del Nord, quando una "purga" diventa spettacolo

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Arrestato nel pieno di una cerimonia ufficiale, processarto e condannato davanti a un fotografo. In Corea del Nord la rimozione dalle cariche e la fucilazione di Jang Song-thaek, è stata trasformata in uno spettacolo pubblico.

Per la prima volta la tv di Stato ha dato notizia di una purga al vertice del potere, e poco importa che la vittima sia zio e consigliere del giovane leader Kim Jong-un. L’uomo avrebbe costruito un impero privato, speculando sull’esportazione di materie prime.

Secondo alcune fonti di stampa, nei giorni scorsi uno dei più stretti collaboratori di Jang Song-tahek avrebbe tentato di rifugiarsi in Corea del Sud.

L’ipotesi che la plateale punizione sia un messaggio rivolto a eventuali altri complici, è solo una tra quelle evocate in queste ore per spiegare l’inedito clamore che segna la vicenda.

Per analizzare il senso degli avvenimenti di Pyongyang abbiamo con noi Aidan Foster Carter, da oltre quaranta anni profondo conoscitore della Corea del Nord.

Euronews: Stiamo parlando di un atto brutale, ma qual‘è il significato che contiene? E’ il potere che si mostra forte agli occhi dei nordcoreani?

Aidan Foster Carter: “E’ un messaggio potente e straordinario, e senza precedenti. Si tratta di un regime staliniano, e purghe del genere non sono una novità. Solo che finora sono state compiute in modo più discreto. Di solito le vittime sparivano all’improvviso, o in caso di anziani, venivano dati per morti di malattia. Quello che qui sorprende è il carattere pubblico dell’esecuzione di Jang Song-thaek, che è zio in linea diretta del leader ed è stato accusato di una lunga lista di reati, inclusi quelli eversivi. Per i nord coreani poter sapere di accuse del genere è una novità. Normalmente non si farebbero discorsi su cose del genere”.

Euronews: Secondo lei questa purga potrebbe trasformarsi in una mossa a rischio?

Aidan Foster Carter: “Ci sono due chiavi di lettura possibili, e vediamo di parlarne rapidamente. Una ipotesi, che non è la mia, è che questo atto mostri la forza del leader trentenne, Kim Jong-un, che dopo essere stato sottostimato si mostrerebbe ora forte abbastanza da liberarsi della tutela dello zio, e lo farebbe mandando un messaggio davvero forte…

Forse è così, ma io propendo per l’opposto. Una vicenda del genere diffusa in pubblico è un fattore di rischio. Rimette in discussione l’idea di una transizione stabile, nei pochi anni dopo la morte di Kim Jong-il, quando venivano combattute le minime espressioni di opposizione nel partito unico. Il leader con l’eliminazione dello zio pare voler riportare sotto il proprio controllo i centri di potere, come l’esercito, che pure hanno avuto grandi privilegi durante la presidenza del padre.

Ora che si sono ulteriormente stretti gli spazi per il dissenso, l’eliminazione di Jang Song-thaek potrebbe non essere la sola. Altri in questo momento stanno tremando, chiedendosi quando potrebbe toccare a loro.

Euronews: In conclusione, cosa pensa che possa fare davanti a ciò la comunità internazionale?

Aidan Foster Carter: “Non molto. La Cina ha un ruolo chiave e Pechino ha assunto una posizione strategica già da tempo. Tuttavia, anche se la Corea del Nord a molti non piace, si teme per un eventuale collasso del regime in ordine alle sue risorse nucleari, ad esempio. Sarebbe uno scenario ancora peggiore di quello attuale.

La Cina continuerà a influenzare Pyongyang controllando commercio e sviluppo economico. Una politica che forse potrà pagare sul lungo periodo ma che rischia di ottenere poco, viste le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite.

Solo la settimana scorsa si è saputo che un’altra città nord coreana sul confine ha sottoscritto accordi per ricevere investimenti cinesi. Un fatto che arriva dopo la purga di Jang Song-thaek, nonostante egli fosse responsabile di molti traffici con la Cina. Per il governo potrebbe trattarsi della normalità. Per noi si tratta di uno spettacolo triste da vedere, ma per il quale non abbiamo risposte chiare.