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Ecofin, si tratta sui dettagli dell'unione bancaria

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Ecofin, si tratta sui dettagli dell'unione bancaria

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Si fa presto a dire unione bancaria. Ma chi decide quando un istituto di credito deve essere chiuso o ristrutturato? E chi paga, in tal caso?

A queste domande stanno cercando di dare risposta i ministri delle finanze dell’Unione europea riunitisi a Bruxelles.

Un vertice che potrebbe risultare in un accordo politico di massima, magari delegando le questioni più tecniche (ma determinanti) ad un nuovo incontro la prossima settimana, alla vigilia del vertice Ue dei capi di Stato e di governo.

“Perché sia interrotto il circolo vizioso che lega il debito sovrano a quello delle banche – spiega Michael Hewson, analista di Cmc Markets – c‘è bisogno di una solida unione bancaria, completamente indipendente, con un singolo supervisore, finanziata in modo del tutto separato, senza interferenza esterna da parte di Germania, Francia, Italia o Spagna. Io non credo esista la volontà politica perché ciò accada”.

Molti Stati membri sostengono che debba essere la Commissione europea a decidere sulle risoluzioni degli istituti bancari, mentre la Germania, insieme a Finlandia e Slovacchia, pensa che debba essere proprio l’Ecofin.

Il tema dei fondi è ancora più spinoso, almeno finché non sarà attivo il Meccanismo di risoluzione unico.

Lo European Stability Mechanism (cioè il fondo salvastati) potrebbe funzionare da paracadute, ma Berlino insiste: ognuno paghi per le sue banche, altrimenti un prestito sottoposto a condizioni.

L’ultimo punto riguarda il cosiddetto “bail-in” (il salvataggio dall’interno in cui, ad accollarsi i costi, sono azionisti, obbligazionisti e persino i correntisti).

L’accordo in seno all’Ecofin c‘è già, manca quello sulle tempistiche per applicarlo: si parlava di cominciare nel 2018, ma potrebbe essere anticipato già al 2016.