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Sudafrica, lascito economico di Mandela offuscato da disparità sociali

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Sudafrica, lascito economico di Mandela offuscato da disparità sociali

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Il Sudafrica che in questi giorni rende omaggio a Nelson Mandela è la prima economia del continente africano, ma non quella che cresce di più. Ed è anche un paese in cui le disuguaglianze sociali sono tra le più accentuate al mondo.

Un quadro che sembra macchiare il lascito di Madiba, considerato, oltre che il padre della democrazia, anche il padre dell’economia sudafricana.

Il fatto è che il paese, che nel decennio seguito alla fine dell’Apartheid cresceva di oltre il 3% annuo, nel 2013 sarà cresciuto, secondo le stime, di appena il 2,1%. Un ben magro bilancio rispetto ad altri paesi Bric come l’India, che viaggia oltre il 7 per cento.

Un fattore dovuto in parte agli scioperi selvaggi e ai disordini scoppiati nei settori minerario, agricolo e dei trasporti, che hanno paralizzato la produzione. E in parte ai ritardi nelle riforme.

Quanto allo stipendio medio, è ancora legato al colore della pelle. La paga di un lavoratore nero è un sesto di quella di un lavoratore bianco, cioè l’equivalente di circa 300 euro al mese.

La disoccupazione supera il 28% tra la popolazione di colore, mentre è appena al 6,6% tra i sudafricani bianchi. Una realtà che ha portato l’ala giovanile dell’African National Congress a fare campagna per la nazionalizzazione delle banche e delle compagnie minerarie: le stesse misure rinnegate da Mandela nel 1994, con una decisione che gli permise di dare un futuro all’economia del Sudafrica.

Oggi gli investimenti internazionali nel paese sono milionari, ma resta ancora molta strada per superare gli squilibri ereditati dall’Apartheid.