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Nelson Mandela, l'eroe che sconfisse l'apartheid

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Nelson Mandela, l'eroe che sconfisse l'apartheid

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“Il mondo rimane afflitto da troppa sofferenza umana, povertà e privazioni. È nostro compito rendere il mondo migliore per ciascuno di noi”.

Nato nel 1918, figlio di un capo tribale sudafricano, il giovane Mandela rinuncia a seguire le orme del padre per studiare legge.L’aspirante avvocato si getta presto nell’impegno politico, dedicando la sua vita alla lotta contro l’apartheid, il regime di segregazione razziale imposto nel 1948. Quattro anni prima, Mandela era entrato a far parte dell’African National Congress. Sarà lui a guidare la campagna di disobbedienza civile.

Mandela all’epoca è uno dei due soli avvocati neri del Paese. Nel 1956, pur conducendo una resistenza pacifica, viene arrestato con altri centocinquanta compagni.Tutti accusati di tradimento. Cinque anni dopo, al termine di un lungo processo, saranno tutti assolti. Nel frattempo, la campagna di disobbedienza prosegue. In segno di protesta, i neri bruciano i lasciapassare che sono costretti a portare su di sé.

Nel Sessanta, la svolta e lo shock con il massacro di Sharpeville. Nel corso di una manifestazione, la polizia apre il fuoco sulla folla disarmata. Sessantanove persone restano uccise, fra cui otto donne e dieci bambini. L’ANC e Mandela decidono allora di abbandonare la non violenza e passare alla lotta armata. Nel1962 il leader viene di nuovo arrestato. Due anni dopo è condannato all’ergastolo per tradimento e collusione con il partito comunista.
Ma, in carcere, Mandela diventa un’icona della ribellione. Alla fine il regime dovrà piegarsi. Dopo 28 anni di detenzione, Mandela viene rilasciato. L’annuncio solenne è del presidente De Klerk:“Il governo ha preso la decisione di rilasciare Nelson Mandela incodizionatamente”.

A settantadue anni, colui che ha rappresentato per oltre un quarto di secolo la lotta per l’uguaglianza, i diritti umani, la pace e la giustizia è finalmente libero. L’evento è trasmesso in diretta in mondovisione.Seguirà, quasi naturale conseguenza,
la fine dell’apartheid. L’avvento al potere di De Klerk ha cambiato il corso della storia e nel 1993 i due uomini riceveranno assieme il Nobel per la pace.E saranno ancora insieme l’anno dopo, quando
Nelson Mandela presta giuramentosulla costituzione,diventando il primo presidente nero del Sudafrica. Uno dei momenti più emozionanti della storia del Paese.

Nel1999 a ottantuno anni, tocca a lui cedere il testimone. Per la successione, appoggia senza riserve Thabo MBeki. Resta comunque presente sulla scena nazionale e internazionale, fino al duemilaquattro quando, dopo tanti “falsi allarmi” sul suo ritiro, si diverte ad annunciare:“Oggi vado in pensione dalla pensione. E se dovrò sentire qualcuno, non preoccupatevi, lo chiamerò io personalmente”.

Sembra che il mondo non possa fare a meno di Mandela, e che Mandela non possa fare a meno di lottare. Stavoltacontro l’AIDS: l’ex presidenteperde
un figlio, nel 2005, ucciso dal virus dell’HIV. Finanzierà la sua lotta con una serie di concerti internazionali che prende il nome dal suo numero di matricola in carcere: 46664’ .

Ormai ultranovantenne, mentre il suo Paese è le prima nazione africana aospitare i mondiali, Mandela è colpito da una nuova tragedia familiare: la morte della nipote in un incidente d’auto.Come presagio della sua scomparsa e dell’eredità che lascerà al mondo l’Onu nel 2010 istituisce il
“MandelaDay” il diciotto luglio, data di nascita di Nelson Rolihlahla Mandela.È la giornata internazionale dedicata alla pace e alla riconciliazione.Sempre più indebolito da problemi di salute causati da ventotto anni di carcere e dai lavori forzati imposti dall’apartheid, Nelson Mandela viene più volte ricoverato. Ma questo non gli impedisce nel 2011 di ricevere la visita di MichelleObama, moglie del primo presidente di colore degli Stati Uniti e nel 2012 dell’ex capo della Casa Bianca Bill Clinton. Nel novembre 2012 la Banca Centrale Sudafricana mette in circolazione le nuove banconote con il volto di Nelson Mandela, personalità tra le più rispettate al mondo.

“Madiba”, come è affettuosamente chiamato, ha vissuto una vita lunga e piena. E con la sua vitaha dimostrato che le battaglie si possono anche vincere.
“Sono felice di aver vissuto finora. E spero che molti sudafricani e altre persone nel mondo possano vivere come me, Così potranno essere oggetto d’ammirazione”.