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Visioni da Marrakech

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Visioni da Marrakech

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Dopo Sharon Stone è la volta dell’attrice francese Juliette Binoche che viene premiata con la Stella d’oro del Festival Internazionale del Film di Marrakech. Il riconoscimento le è stato consegnato dal cineasta francese Bruno Dumont.

Juliette Binoche, attrice:
“Questo è una paese speciale perchè la mia famiglia ha vissuto qui per 15 anni ed ho sentito parlare di Marocco per tanti anni; quindi venire adesso e ricevere questo omaggio è una cosa che mi tocca nel profondo”.

Juliette Binoche ha già incassato un César e un Oscar e ha al suo attivo anche i premi per l’interpretazione a Cannes, Venezia e Berlino.

I 50 film che ha interpretato nella sua carriera le hanno permesso di raggiungere una discreta notorietà. Fra questi ricordiamo “Les Amants du Pont Neuf”, la trilogia di Kieslowski, il “Paziente inglese” fra gli altri.

Kawtar Wakil, euronews:
“I masterclass sono diventati un appuntamento capitale del Festival e captano l’attenzione dei cineasti invitati alla manifestazione oltre agli studenti di recitazione, per aprofittare dell’esperienza dei grandi della settima arte. Le lezioni sono un’occasione per scambiarsi idee sulle creazioni, un momento eccezionale da vivere con i maggiori registi di tutto il mondo come l’americano James Gray e il francese Bruno Dumont”.

James Gray era già venuto a Marrakech nel 2012 come membro della giuria del festival.

James Gray, regista: : « E’ difficile per me dare consigli. L’unica cosa di cui parlaro’ riguarda la necessità di fare film personali, di mettere se stessi nel film e parlare della situazione della cinematografia che mi sembra relativamente buona nel mondo mentre la cinematografia americana è piu’ in difficoltà. I problemi maggiori mi sembrano la distribuzione, non tanto la capacità di girare film, non so se abbiamo buoni distributori.
Sono qui perchè amo il Marocco, mi piace il festival e sento anche di non dovermi risparmiare; voglio riuscire a dare qualcosa in queste lezioni”.

Il regista di «Camille Claudel 1915» e de «L’Humanité» è stato il primo docente delle mastreclass di questa edizione del festival. Bruno Dumont, uno dei migliori registi francesi della sua generazione.

Bruno Dumont, regista: “E’ un luogo in cui posso spiegare il perchè del mio modo di lavorare, perchè i temi sono questi, perchè c‘è la violenza o perchè non c‘è, perchè c‘è la sessualità o non c‘è. Sono tutte domande che ci si puo’ porre vedendo un film. Trovo che sia buono e sia istruttivo anche per un regista incontrare lo spettatore”.

Il festival ha in cartellone 110 lungometraggi (di 23 diverse nazionalità). 15 sono i film in competizione come «La Marche» di Nabil Ben Yadir con Jamel Debbouz.

Jamel Debbouz, attore: “E’ un film che parla dell’uguaglianza, un cantiere permanente, non vedo alcun paese che abbia risolto questo problema e grazie a Dio c‘è il cinema che s’interessa a questi temi, cose come la marcia soprattutto”

Tewfik Jallab, attore: “In Francia abbiamo nascosto questa storia che è la storia dei giovani des Minguettes che hanno deciso di rivoltarsi contro il razzismo, in favore dell’uguaglianza, gli anni 80 sono stati una stagione cupa in Francia. Era importante rendere omaggio a tutto questo perchè la storia era stata completamente dimenticata, è stato fatto un sondaggio poco tempo fa che sanciva come l’80% dei francesi non sapevano nulla di cos‘è stata questa marcia”.

In occasione del trentennale della celebre marcia per l’uguaglianza contro il razzismo detta « marche des beurs », Nabil Ben Yadir ripercorre la storia di una sfida che era stata lanciata da un manipolo di giovani dalla citè des Minguettes, alla periferia di Lione e attraversa la Francia per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’ondata di un razzismo montante.