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Stage per i giovani: Bruxelles chiede trasparenza per combattere gli abusi

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Stage per i giovani: Bruxelles chiede trasparenza per combattere gli abusi

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C‘è chi prepara il caffè, chi fa montagne di fotocopie, chi ritira la giacca del capo in lavanderia. Non stiamo parlando delle colf, bensi’ di un esercito di giovani per i quali lo stage è il passaggio obbligatorio per entrare nel mercato del lavoro.

In Italia il numero dei giovani impegnati in uno stage è cresciuto sensibilimente. Secondo le stime di Almalaurea nel 2004 era il 20% dei laureati, percentuale che ha raggiunto il 72 % nel 2012 e che è destinata ad aumentare.

Youthful, associazione sorta a Bruxelles per rappresentare ed aiutare la generazione degli stagisti, ha raccolto testimonianze di tirocinii dell’orrore. Architetti assunti per fare call center, master pagati dai partecipanti per fare stage in azienda, agenzie viaggio che premiano lo stagista con un biglietto aereo.

“I tirocini possono dare ai giovani uno slancio nel mondo del lavoro ma devono offrire condizioni adeguate”, afferma László Andor, Commissario europeo per l’occupazione, che mercoledi’ 4 dicembre ha presentato una nuova proposta che punta ad una maggiore trasparenza.

Gli Stati membri dovranno assicurare che i datori di lavoro mettano in chiaro sin dall’inizio le condizioni del tirocinio: se sarà retribuito o meno, quali sono gli obiettivi formativi e quale sarà la supervisione del tutor responsabile.

La proposta della Commissione si inserisce nel piu’ ampio ambito della strategia “Youth Guarantee”, volta a combattere la disoccupazione giovanile al di sotto dei 25 anni, giunta a livelli record in Europa, con circa sei milioni di giovani senza un impiego nell’UE.

Una recente indagine della Commissione rivela che il 35% dei datori di lavoro non fornisce un contratto scritto di stage e che al 23% dei tirocinanti viene offerto il rinnovo del tirocinio alla conclusione dello stesso, anziché una vera e propria assunzione. Il sondaggio inoltre evidenzia inoltre che solamente il 9% dei tirocini è effettuato all’estero.

Secondo Alessandro Tirapani, dell’associazione “Think Young” a Bruxelles, il punto debole dell’iniziativa, è di prendere in considerazione solo una categoria di giovani, quelli molto qualificati, con studi universitari e la conoscenza di due o tre lingue. L’under 25, senza particolari competenze, sarebbe di conseguenza escluso da questo progetto.

26 anni, bolognese, economista di formazione, Alessandro è venuto nella capitale europea non in fuga da esperienze lavorative traumatizzanti, ma mosso dalla voglia di mettersi in gioco “In Italia c‘è un grande senso di generale immobilismo. Se vuoi sviluppare un un progetto o un’idea nuova devi scontrarti con la rassegnazione di chi dovrebbe invece incoraggiarti. Attraverso think young cerchiamo quindi dare una voce ai giovani nelle politiche europee, soprattutto quelle per l’imprenditorialità giovanile.”