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1000 giorni di ritardi e amarezze. La rabbia di Fukushima

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1000 giorni di ritardi e amarezze. La rabbia di Fukushima

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Ritardi nelle operazioni di bonifica, tempi biblici per lo smantellamento della centrale e interventi lumaca per il sostegno delle popolazioni evacuate.

E’ amaro il bilancio di Fukushima allo scoccare della soglia psicologica dei 1000 giorni dallo Tsunami.

A chiamare in causa le autorità e suonare un campanello d’allarme è soprattutto il Dipartimento per l’ambiente.

Come problema numero uno, il direttore delle operazioni di decontaminazione, Endo Kouzo, indica lo stoccaggio dei materiali radioattivi. “Poi – aggiunge – c‘è il fatto che nonostante i ripetuti interventi di decontaminazione – le radiazioni non possono essere eliminate del tutto”.

A pagare il prezzo dei ritardi sono soprattutto le popolazioni evacuate. Con meno di un terzo delle strade e poco più del 28% delle abitazioni bonificate, in molti vivono ancora in situazioni di fortuna.

“Sono scoraggiata perché ancora non ci è possibile tornare alla vita che conducevamo – si sfoga una donna -. La nostra è sempre stata una famiglia felice, ma ora siamo lontani gli uni dagli altri. Le cose non torneranno più ad essere come prima”.

“Ho dei bambini e spero di tornare al più presto alla normalità – dice un altro evacuato -. Il mio auspicio è che riescano ad accelerare nelle operazioni di bonifica”.

I problemi si susseguono però anche alla centrale, dove un impianto di depurazione è stato di recente fermato per una fuga d’acqua contaminata. Se la rimozione dei fusi di combustibile dal reattore numero 4 dovrebbe intanto durare un anno, 40 ce ne vorranno invece prima che sia smantellato.