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Vertice di Vilnius: l'Europa non accetterà il ricatto economico di Putin

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Vertice di Vilnius: l'Europa non accetterà il ricatto economico di Putin

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A poche ore dal vertice di Vilnius sul partenariato orientale è ormai chiaro che sul tavolo dei negoziati c‘è molto di più di un semplice accordo di libero scambio. In gioco c‘è il futuro delle relazioni commerciali europee con l’est, oggi più che mai minacciate da Mosca.

Il vertice di Vilnius arriva dopo anni di lavoro svolto da Bruxelles, e la decisione del Presidente ucraino Yanukovich di sospendere la firma dell’accordo è arrivata come una doccia fredda.

Le manifestazioni di protesta, la detenzione di Yulia Timoshenko e la pessima situazione economica rendono Kiev un soggetto molto vulnerabile.

Putin sembra averlo capito bene e con l’avvicinarsi del vertice e ha messo in atto un’intensa strategia di persuasione e corteggiamento nei confronti di Kiev, puntando su ritorsioni economiche e sul rimpatrio delle aziende russe in Ucraina.

Bruxelles, che ha già protestato per le minacce russe, ha anche escluso la possibilità di un negoziato a tre, che veda dunque coinvolta anche Mosca, a Vilnius. Per il responsabile europeo all’allargamento Stefan Fule l’Europa non accetterà il ricatto economico di Putin.

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Commissario Fule, La Russia ha messo in piedi un agguerrita campagna mediatica, corredata da continui incontri tra Putin e Yanukovich. Il tutto al fine di scoraggiare l’Ucraina verso l’apertura all’Europa. Perché a Bruxelles sembra mancare questo senso dell’urgenza?

Stefan Fule
Credo che Bruxelles senta più che altro un senso di responsabilità. Mentre dall’altro lato nelle ultime due settimane si è sentita una forte urgenza. Dal 1991, anno dell’indipendenza dell’Ucraina, l’Unione europea ha fornito al paese oltre 3 miliardi di euro di sovvenzioni. L’Europa è stata la più grande sostenitrice di Kiev”.

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L’Europa potrebbe offrire qualcosa in più?

Stefan Fule
Non si tratta di una gara. Non vince chi mette di più sul tavolo all’ultimo minuto. Con la firma dell’accordo di associazione l’export ucraino potrebbe risparmiare nel primo anno circa mezzo miliardo di euro in dazi. In termini di Pil significa guadagnare 6,2 punti percentuali a favore della crescita. Il tutto attraverso il nostro accordo. I nostri amici di Kiev lo sanno bene che non parteciperemo a un’asta, dove vince chi offre di più, che si tratti di Mosca o Bruxelles.

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Quale sarà la prossima occasione utile per vedere dei progressi?

Stefan Fule
Abbiamo lavorato per vedere firmato l’accordo di associazione a Vilnius. Pensare di ricreare un’altra occasione del genere richiede molti sforzi. Fino a quando l’Europa resterà coinvolta, però, manterremo l’impegno.

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Cosa dirà l’Europa ai paesi che sperano di avvicinarsi a Bruxelles e che però temono riforme lacrime e sangue. A quei paesi riluttanti, non abbastanza impegnati verso la modernizzazione da voi richiesta?

Stefan Fule
Non ci sono scorciatoie per avvicinarsi all’Europa, per la prosperità, ma soltanto la strada delle riforme. Basta fare un paragone tra la Polonia e l’Ucraina. Nel 1991 la entrambi i paesi presentavano gli stessi livelli di Pil. E guardate a che punto si trova la Polonia oggi rispetto all’Ucraina. Questo è il primo messaggio. Il secondo è che questi paesi possono continuare a contare sul nostro supporto.

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Crede ancora che il partenariato orientale possa andare avanti se coinvolti soltanto paesi come la Moldavia e la Georgia?

Stefan Fule
Credo fermamente nel partenariato orientale e credo che si tratti di uno strumento importante per tutti i sei stati coinvolti. Ognuno dei quali conta su relazioni con l’Europa diverse, e che ha sogni e ambizioni differenti. Da parte nostra stiamo cercando di utilizzare politiche generiche in modo da offrire benefici a tutti e soprattutto rafforzare la loro cooperazione regionale. Allo stesso tempo, però, stiamo mettendo sul tavolo dei programmi fatti su misura per ognuno. Il vertice di Vilinius è un appuntamento molto importante in questo percorso.