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Governi, processi e rivoluzioni di stile. Berlusconi dal '94 a oggi

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Governi, processi e rivoluzioni di stile. Berlusconi dal '94 a oggi

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Fino ad allora soprattutto noto come presidente del Milan e uomo che ha portato la tv commerciale nelle case degli italiani, Silvio Berlusconi fa la sua comparsa sul panorama politico in occasione delle elezioni del 27 marzo 1994.

A un’Italia disgustata dallo scandalo di Mani pulite, Berlusconi parla
una lingua agli antipodi da quella della politica che fino ad allora avevano conosciuto.

Facendo valere la sua immagine di self-made man di successo, promette di voltare pagina, gestendo il paese come ha fatto con le sue aziende.

Modulando alleanze su base regionale con la Lega Nord di Bossi e Alleanza Nazionale di Fini, Berlusconi vince la sua scommessa.

La prima esperienza di governo ha però vita breve. Mentre le tensioni salgono anche sui previsti tagli alle pensioni, la Lega Nord ritiene tradite le promesse federaliste e a dicembre revoca l’appoggio all’esecutivo.

Dopo un governo tecnico e una parentesi del centro-sinistra, Berlusconi formalizza nel 2001 a Porta a Porta le sue nuove promesse elettorali.

“Il contratto – diceva Berlusconi da Vespa, dopo avervi apposto la sua firma – sarà reso valido e operativo il 13 maggio 2001 con il voto degli elettori italiani. Questa è una promessa che nessuno ha mai fatto in Italia”.

Recuperando anche il sostegno della Lega Nord, Berlusconi torna allora al governo con una coalizione, nel duemila battezzata “Casa delle Libertà”.

Fallita con le violenze di Genova la speranza di trasformare il G8 in vetrina per l’Italia, il nuovo governo si mette in luce oltre-Atlantico, assicurando un controverso appoggio alla guerra in Iraq.

Il moltiplicarsi dei procedimenti a suo carico accresce intanto le pressioni su Berlusconi, che replica inasprendo i toni contro la magistratura.

Affidando ai suoi avvocati la difesa nelle aule di tribunale ai leader internazionali continua a offrire un’immagine spensierata e disinvolta, nel 2004 riassunta dalla celebre bandana con cui riceve Tony Blair in Sardegna.

Una rivoluzione di canoni e stile che irrompe anche al Parlamento Europeo con la colorita replica alle critiche del vice-presidente dei socialisti Martin Schulz.

“Signor Schulz – disse Berlusconi dagli scranni dell’Europarlamento il 2 luglio del 2003 -, so che in Italia c‘è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò”.

Con le promesse di “non mettere le mani nelle tasche degli italiani” e archiviare quella che chiama “atmosfera di terrore” instaurata da Prodi nei confronti degli industriali, Berlusconi torna a Palazzo Chigi nel 2008.

Dopo il Berlusconi bis è il secondo governo più longevo della storia della Repubblica, ma anche quello marcato dal mediatizzatissimo processo per il cosiddetto affare “Ruby”.

Più che le polemiche, a indurre Berlusconi a gettare la spugna è però l’onda lunga della crisi economica. Dalla scena internazionale – e gli imbarazzati sguardi fra Merkel e Sarkozy – i dubbi sulla ge stione dell’emergenza si impadroniscono anche del Parlamento e spianano la strada al governo Monti.