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Cercare casa, l'odissea degli aspiranti parigini

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Cercare casa, l'odissea degli aspiranti parigini

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L’annuncio su Internet era allettante : bilocale di 45 metri quadri in pieno Marais, ben ristrutturato, luminoso, ascensore, a un affitto mensile scandalosamente alto secondo il mio standard personale, ma tutto sommato ragionevole per il mercato parigino. All’ennesimo giorno di vana ricerca a tempo pieno di un alloggio a Parigi, quell’inserzione appena pubblicata su uno dei più popolari siti immobiliari francesi sembrava da non perdere. Voglio vedere subito l’appartamento, ma per avere il numero di telefono dell’agenzia occorre chiamare un numero a pagamento. Costa qualche euro, ma ne vale la pena.
Mi danno appuntamento per il giorno dopo alle 14. Arrivo con un certo anticipo per studiare bene la strada e il quartiere, quando, proprio all’altezza del numero civico che mi era stato indicato, vedo una piccola folla. Chiedo informazioni. Avevano tutti lo stesso appuntamento, come me. Ero il dodicesimo della fila per poter vedere l’appartamentino del Marais.
Fiamma Luzzati, romana trapiantata a Parigi, ne ha fatto il lead di un celebre blog sul quotidiano Libération, «L’avventura» : quanto è difficile trovare casa a Parigi. Affitti esorbitanti, appartamenti spesso in stato pietoso o ricavati da precarie soffitte, proprietari intrattabili… Nella storia a fumetti di Fiamma c’è, illustrato con ironia e passione, tutto questo. E soprattutto quel senso di impotenza nei confronti delle agenzie immobiliari, che hanno potere assoluto sui clienti e dettano – complice la legge francese – regole che in Italia tutti chiamerebbero bizantine, ma che qui vengono accettate con repubblicana rassegnazione.
Quando a Parigi si libera un appartamento da affittare, si scatena la competizione tra gli aspiranti inquilini, di cui è arbitro insindacabile l’agente immobiliare. A volte scatta una vera e propria asta al rialzo – ma è illegale. Nella maggior parte dei casi vince chi dimostra di guadagnare di più, o di offrire maggiori garanzie. Oppure – è stato il mio caso, ve lo spiegherò – chi ha la rara fortuna di incappare in un agente immobiliare di cui si è conquistata, immeritatamente, la simpatia.
Le dodici persone in fila nel quartiere ebraico nel cuore del Marais dove si trova l’ambita abitazione, avevano tutte una cartellina sotto braccio. E’ il famigerato « dossier », cioè il pacchetto di documenti da presentare quando si visita una casa. Pezzi forti del dossier sono le ultime tre buste-paga e la dichiarazione del datore di lavoro che hai un contratto a tempo indeterminato e non hai già dato preavviso di dimissioni. Per i lavoratori autonomi, l’ultima dichiarazione dei redditi e la prova che l’attività lavorativa è tuttora in corso.
Per chi ha un contratto a tempo determinato o, peggio , non ha un lavoro fisso, le probabilità di ottenere un alloggio si riducono enormemente. Occorre un garante, che sia obbligatoriamente cittadino francese e che si assuma – carta canta – l’intera responsabilità finanziaria. E’ a discrezione dell’agenzia immobiliare o del proprietario di chiedere un garante anche per chi ha un lavoro fisso e sicuro. E molti datori di lavoro, per evitare noie, rifiutano di garantire il proprio dipendente (continua dopo la photo gallery).

  • Il Marais è uno dei quartieri più ambiti da chi cerca casa a Parigi


Vi sembra scoraggiante ? Aspettate ancora a giudicare. Per aspirare a un appartamento, occorre avere un reddito mensile netto superiore di almeno tre volte all’affitto richiesto. Un monolocale costa mille euro al mese ? Ci vogliono tremila euro di stipendio netto. Una famiglia numerosa ha bisogno di un appartamento più grande con le camere per i figli e questo costa 2500 euro al mese ? Sarà meglio che papà e mamma lavorino entrambi e guadagnino, insieme, almeno 7500 euro al mese netti, altrimenti la casa non gliela fanno nemmeno vedere. Benvenuti a Parigi.
Ecco perché moltissime famiglie, che vorrebbero installarsi nella capitale o nei comuni limitrofi considerati chic, come Neuilly-sur-Seine, sono costrette invece ad allontanarsi. E, come sempre avviene nelle metropoli, non è che tutte le periferie siano ridenti e tranquilli spazi verdi…
Per chi è alla ricerca di un alloggio, questa impossibilità di aspirare a vivere nel centro storico è spesso vissuta come una vera e propria esclusione sociale basata sul reddito. Certo, non sarà un fenomeno solo parigino – immagino che a Milano o a New York sia la stessa cosa – ma questo non consola. E’ vero che i trasporti pubblici qui funzionano molto bene. Ma l’idea di farsi – tra andata e ritorno – un paio d’ore al giorno di metropolitana superaffollata non è allettante e lo dico con profonda simpatia per chi è costretto a farlo per anni e anni.
Torniamo nel Marais : tutti i 12 aspiranti all’appartamento, me compreso hanno depositato il loro bravo « dossier », quasi tutti hanno manifestato interesse, alcuni si sono messi a pregare in tutte le lingue conosciute per convincere l’agente : era l’ennesima abitazione che vedevano, non potevano attendere oltre, eccetera eccetera.
A quel punto, comincia l’attesa. Nella stragrande maggioranza dei casi, l’agenzia immobiliare non richiama nemmeno. I giorni successivi alla visita sono, in genere, abbastanza angoscianti : perché l’agente non mi chiama e non risponde alle mie telefonate ? Sarà il caso di vedere ancora altri appartamenti ? E se poi mi impegno per un altro e scopro che avrei potuto prendere quello che mi piaceva di più ? L’aspirante residente parigino si sente abbandonato a se stesso.
Nella storia di Fiamma sul blog di Libération, la protagonista finisce per essere ospitata in casa di un’amica. E’ una delle soluzioni più frequenti. Infatti, nonostante esistano migliaia di agenzie e decine di siti internet dove i proprietari possono mettere annunci direttamente, senza intermediari, gli appartamenti migliori vengono assegnati il giorno stesso o il giorno dopo l’inserzione. Se un annuncio resta per settimane in un sito o in un giornale, significa che c’è qualcosa che non va. Non si contano, a Parigi, gli appartamenti ricavati da cantine, colombaie al sesto piano senza ascensore, piani-terra umidi e troppo esposti ai furti.
Finalmente, l’agente immobiliare dell’appartamentino nel Marais ha chiamato al telefono il cliente numero 12, cioè me, quando mi trovavo sul TGV tra Parigi e Lione, in preda a un’incipiente disperazione perché mi vedevo già, a pochi giorni dal mio trasferimento a Parigi, a dormire sotto i ponti. «L’appartamento è suo», ha detto. Incredulo, ho chiesto: tra tutte quelle persone, possible che fossi io quello con più garanzie ? «No, era alla pari con diversi altri – ha risposto l’agente -. Ma ho scelto lei perché io vado in vacanza in Italia e gli italiani mi stanno simpatici».
Viva Parigi, allora, ma soprattutto viva l’Italia.