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Brasile, i Giochi dei Popoli Indigeni

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Brasile, i Giochi dei Popoli Indigeni

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Mentre il Brasile si prepara ad ospitare i Mondiali di calcio, un gruppo composto da 1600 indigeni ha concorso in 10 discipline a Cuiabà, nel Mato Grosso, in occasione dei Giochi dei Popoli Indigeni, giunti quest’anno alla 12esima edizione.

I concorrenti, provenienti da 48 tribù diverse, si sono riuniti con l’obiettivo di mantenere vive le tradizioni dei nativi, ormai quasi estinti dalla colonizzazione, attraverso lo sport.

“Noi popoli indigeni, pratichiamo questo gioco da quando siamo molto giovani – afferma questa calciatrice -. Fa parte della cultura indigena. Ci piace il calcio e vogliamo essere riconosciuti a livello internazionale per questo”.

Senz’ombra di dubbio, un toccante momento di incontro per tutte le etnie partecipanti, alcune delle quali provengono anche da Paesi confinanti con il Brasile.

“Mio padre ei miei zii hanno giocato al calcio – dice invece l’allenatore di una delle squadre -, ma non sapevano cosa fosse una punizione o un fuorigioco. Hanno giocato senza arbitri, nemmeno sapevano cosa fosse un fallo. Oggi, invece, abbiamo imparato tutto”.

Nel 2015, è al vaglio degli organizzatori la possibilità di dar vita ai “Giochi Mondiali dei Popoli Indigeni”, coinvolgendo aborigeni australiani e tribù africane.

Sarebbe davvero una bella risposta – riferimento puramente voluto – al calcio mondiale, ancora alle prese con problemi di razzismo, esasperato campanilismo e dilagante corruzione.